gio
17
nov
2011
Caduta di Berlusconi: il ruolo delle opposizioni
Calearo... Veltr...
Se le opposizioni non sono state determinanti nella caduta di Berlusconi non è stata colpa loro.
Voglio cominciare così, con una frase che sembra ironica ma che riassume il mio pensiero.
Il senso di questo post non va tanto nella direzione di mantenere artificiosamente in vita un ormai inutile antiberlusconismo, quanto nel contribuire a frenare alcuni messaggi pericolosi che sono diventati patrimonio comune dell'opinione pubblica nelle ultime settimane.
E' pericoloso, a mio avviso, sostenere che la caduta del Governo Berlusconi non sia stata minimamente dovuta al lavoro parlamentare delle opposizioni, ma alle pressioni europee, all'asse franco-tedesco, in uno scenario che risponde solamente alle influenze dell'economia e della finanza. O, più succintamente, allo spread.
Credo sia una visione che contiene elementi di verità, ma che rimane a un livello di analisi superficiale.
Non si può infatti considerare quanto è successo senza tornare con la mente alla data fatidica del 14 dicembre scorso.
Il Parlamento in quell'occasione respinse la mozione di sfiducia presentata da IdV e PD ma restituì al Paese un Governo azzoppato, oggettivamente senza i numeri (e la coesione) per poter proseguire il suo mandato. Una visione fisiologica della politica, avrebbe considerato finita quell'esperienza di Governo. Purtroppo così non fu.
Per creare i presupposti di quello scenario, ci fu grande fermento e grande collaborazione da parte delle opposizioni.
E' giusto riconoscere il coraggio di Fini che nel momento di massima popolarità di Berlusconi, dopo pochi mesi dalla nascita del "Partito dell'Ammmmore" (più il inteso come gesto meccanico che come sentimento), abbandonò il PDL per dar vita a Futuro e Libertà e, soprattutto, costituire un nuovo polo di centro con l'UDC.
Come ha argomentato Miguel Gotor in un illuminante articolo del 3 dicembre scorso (leggi qui), le mosse di Fini sono state possibili anche grazie alla disponibilità del PD che, pur sacrificando una parte consistente del proprio consenso (era il periodo in cui non si vincevano le primarie neanche nel comune più rosso della provincia di Reggio Emilia), gli ha fatto intravedere la prospettiva di un Governo di Responsabilità Nazionale.
Dice appunto Gotor:
"Ma perché Bersani avrebbe accettato di pagare questo prezzo e quali risultati che sta raggiungendo?
Anzitutto, lo ha fatto per offrire una sponda a Fini. Nel giro di sei mesi il presidente della Camera è uscito dal Pdl, ha fondato un nuovo partito, ha ritirato i ministri dal governo e ora sfiducia il suo antico alleato, in un quadro di palese antagonismo alla leadership del Cavaliere.
Se Fini non avesse trovato il Pd dove lo ha incontrato, ossia disponibile a un governo di responsabilità nazionale per cambiare la legge elettorale, non avrebbe mai avuto la forza di sfidare Berlusconi a viso aperto, anche perché Casini non avrebbe esitato un attimo a sostituirlo nel governo, peraltro restituendogli pan per focaccia."
Parliamo di un anno fa. Se l'operazione 14 dicembre fosse andata in porto, avremmo da tempo un diverso Governo che molto probabilmente avrebbe affrontato la crisi in maniera più convincente (qualcuno più cinico di me potrebbe obbiettare che forse invece è stata una fortuna...).
Sappiamo che da allora l'attività legislativa del Parlamento si è fortemente ridotta, con Berlusconi che nella sostanza non aveva più i numeri neanche per le sue leggi ad personam (a proposito, che farà ora senza lodo Alfano?).
E' bene anche ricordare che in più occasioni le proposte dell'esecutivo sono state bocciate: solo in presenza di ministri e sottosegretari e con il costante assillo della "fiducia" si è riscontrata una maggioranza in parlamento. Queste sabbie mobili si sono protratte fino all'epilogo del voto sul rendiconto dello Stato (12 ott 2011).
Ma perché il bel lavoro delle opposizioni venne vanificato il 14 dicembre? Lo sappiamo, ma è bene ricordarlo.
Avvenne che Berlusconi, grazie a promesse di incarichi ed attingendo pure all'infinito patrimonio personale, portò dalla sua decine di mercenari, la cui presenza in parlamento è costume italiano dalla nascita del trasformismo con De Pretis, ma che è pure stata agevolata dalla sciagurata legge elettorale in vigore. Una delle pagine più meste della nostra storia democratica. Sicuramente il maggior svilimento delle istituzioni repubblicane dal '48 ad oggi.
Berlusconi usufruì di un grande vantaggio: ebbe a disposizione un mese di tempo da quando PD e IdV presentarono la mozione di sfiducia.
La decisione di procrastinare nel tempo tale voto, fu del Presidente della Repubblica. Riporta infatti il Corriere del 16 novembre 2010 (leggi qui) che Napolitano, consultatosi con i Presidenti delle Camere, preferì dare precedenza al voto sulle leggi di stabilità e bilancio per il 2011, lasciando al centrodestra la possibilità di accaparrarsi sul mercato i pezzi meno pregiati - ma più pesanti - dell'arco parlamentare.
Tutto ciò nonostante Bersani e Di Pietro avessero messo in guardia dai pericoli di un voto così ritardato.
Insomma, mi pare di poter dire che il Presidente della Repubblica, giustamente incensato per i colpi di classe con cui ha dato il via al Governo di Cincinnato Monti, in quell'occasione sia stato determinante per la sua titubanza sulla data della discussione della mozione di sfiducia.
La convinzione generale che Berlusconi sia caduto per lo spread e non per il ruolo politico giocato dalle opposizioni passa anche da lì.








