mer

16

nov

2011

Crisi e Comuni: definire le Priorità

da Wikipedia da Wikipedia

Articolo per il prossimo numero del Cesano Notizie. Come sempre ho a disposizione uno spazio ridotto. Ecco il motivo del mancato approfondimento di alcuni concetti.

 

Si sente spesso affermare che la crisi, pur con i suoi risvolti drammatici, costituisce un'opportunità per le istituzioni in quanto occasione per operare scelte coraggiose, sfruttando una certa indulgenza da parte dell'opinione pubblica.  

 

Al centro del dibattito c'è anche la questione del ruolo dei comuni - su cui pesano i sempre minori trasferimenti - nei confronti delle costose politiche di welfare.

 

Nell'ottica di perseguire una maggiore solidità economica, taluni sostengono che gli enti locali dovrebbero esserne progressivamente sgravati. E' una considerazione comprensibile da parte di amministratori locali che da tempo lamentano la disponibilità di sempre minori risorse.

Seppur i vantaggi contabili siano intuibili, risulta difficile trovarsi in accordo con tale ipotesi. Come si può pensare che il Comune, ossia l'istituzione più prossima al cittadino, non si occupi di lui, dei suoi bisogni, delle sue fragilità e del tessuto sociale in cui vive?

 

E specularmente, come è possibile immaginare che le istituzioni superiori (es. regioni) possano essere efficaci nel sostituirlo?

 

Il modello sociale ne sarebbe stravolto.

 

Difendere tale “primato municipale” non risponde a una visione conservatrice a patto che ci si dimostri aperti a nuove formule, magari più efficienti, e, soprattutto, che si abbia il coraggio di ribaltare il piano della sfida.

 

Se si vogliono mantenere i livelli raggiunti dalle nostre politiche sociali nel corso degli anni, dobbiamo necessariamente garantire il rispetto degli equilibri di bilancio attraverso uno snellimento dei nostri comuni, sia in termini di strutture pubbliche, spesso obsolete, dispersive dal punto di vista energetico e non essenziali (se non addirittura ridondanti), sia pensando ad una progressiva riduzione del personale, che richiede necessariamente una sua riorganizzazione operativa.

 

In quest’ottica passa la differenza tra il tirare delle righe, alleggerendo bilanci e coscienze, ed il riformare, seppur dal basso, la pubblica amministrazione.

Scrivi commento

Commenti: 1

  • #1

    Alexandro Alù (giovedì, 17 novembre 2011 09:42)

    La crisi costituisce un'opportunità per i Cittadini, di pressione per una riforma del fallimentare sistema istituzionale! Ma...non disponendo alcun peso politico 'reale', l'opportunità è stata colta dalle istituzioni che, alla fine del processo, ne risulteranno inevitabilmente rafforzate nella discrezionalità! Imbarazzante!

  • loading