gio

08

ott

2009

Sulle Primarie: ne sono un sostenitore e quindi ne voglio sempre meno

dal sito di Edoardo Baraldidal sito di Edoardo Baraldi

Tra pochi giorni, per la seconda volta saremo chiamati ad eleggere il segretario nazionale del Partito Democratico attraverso le primarie. Questo strumento, fondativo e caratterizzante del PD, è oggi uno dei temi al centro del dibattito congressuale. Sicuramente, le maggiori differenze fra i tre candidati alla Segreteria, sono ascrivibili all’idea di partito e si segnala in tal contesto la visione bersaniana, che io sposo, di un partito forte, militarmente strutturato e capillarmente radicato nei territori. In netta antitesi con l’idea di Partito Liquido che affollava i sogni di Veltroni.

 

Scopro subito le carte: sono convinto che le primarie siano utili, ma che rappresentino il “vestito della festa”, ossia quell’abito da utilizzare in sparute e importanti occasione al fine di non farlo sgualcire.

 

Dico questo perché non mi è piaciuto come il PD si è avvalso delle primarie in questi due anni di vita. Prima di tutto, bisognerebbe chiedersi se è lecito che chiunque possa votare per gli organismi dirigenti. Partiamo proprio dal 25 ottobre: perché anche persone che non seguono la vita di partito, che non ne conoscono le dinamiche, che hanno un’immagine solo parziale e di facciata dei vari candidati devono avere la possibilità di eleggere Bersani, Franceschini o Marino? La stragrande maggioranza della gente che verrà a votare in quell’occasione ha idea di come i tre hanno intenzione di lavorare all’interno del partito? Il segretario che verrà eletto rispecchierà le volontà degli iscritti o avremo un partito propenso per una mozione e un segretario di un’altra? Ammetto, in ogni caso che la scelta del segretario nazionale è un caso limite e, nonostante quanto dicevo sopra, l’impiego delle primarie in tale contesto, ha un suo fascino.

Ha un senso, però, se il candidato segretario, automaticamente, diventa in seguito candidato primo ministro. Su questa ipotesi ci sono pareri discordanti: personalmente non mi è mai piaciuta. Odio, infatti, il processo di personificazione della politica, il riconoscersi in una sola persona quasi che da sola rappresenti una forza politica. Inoltre, ritengo possibile che un segretario candidato premier, da un lato riduca l’indipendenza del partito in caso di vittoria, dall’altro delegittimi il segretario in caso di sconfitta. E’ quello che avvenne per Veltroni: parlando di vocazione maggioritaria, dell’andare da soli, si è trovato con un buon risultato del PD (il migliore ottenuto ad oggi), ma con una sonora batosta nei confronti della destra. Un Veltroni non candidato premier (scenario forse impossibile per l’epoca) avrebbe probabilmente avuto vita più facile nel gestire il PD, a fronte del 34% ottenuto alle politiche.

Ma, come dicevo, al di là dei livelli nazionali, abbiamo abusato di questo strumento, anche localmente. Impossibile non ricordare, ad esempio, le assurde “primarie estive” per l’elezione del segretario metropolitano. In quell’occasione votammo per due persone, Casati e Antoniazzi, che erano sconosciute anche a noi iscritti. Che senso aveva allargare a tutti quelle primarie? Tale figura, pur importante, ha una visibilità minima e deve fare un grande lavoro interno al partito. Per sua natura con gli elettori avrà sempre poco a che fare.

 

Chi porta in palmo di mano le primarie, ne sostiene l’impiego in quanto straordinario strumento di partecipazione e di coinvolgimento nelle decisioni. Secondo me, lo possono essere, non è detto che lo siano.

 

Chiediamoci: lo sono state finora? In che misura abbiamo influito sull’esito delle primarie a cui abbiamo partecipato? A mio parere, quasi mai.

 

Se ci penso, L’esito delle primarie per Veltroni era scontato. Così come lo è stato in epoca pre-PD quello di Prodi. E nella sostanza, dopo il passaggio nei circoli, ritengo sia scontato anche l’esito delle primarie del 25. Sebbene ammetto che all’inizio di tutta la trafila, anche io, avendo profonda stima di Franceschini, pensavo a un testa a testa. Ma sappiamo che vincerà Bersani, così come l’estate scorsa sapevamo che Casati sarebbe diventato il segretario metropolitano.

Preferirei glissare sulle liste collegate ai candidati: si viene eletti per partecipare ad assemblee a cui partecipa in media un migliaio di persone e in cui, quindi, il potere di questi delegati è pressoché nullo. Nonostante ciò, è tragica la bagarre che si scatena per entrare a far parte di queste liste collegate: è come accoltellarsi per un anello di bigiotteria (e sono stato buono). In questo, ad esempio, emerge l’aspetto inutilmente destabilizzante delle primarie. A mio avviso le liste servono anche per fare da traino sui territori, vedendo alcuni personaggi locali direttamente in gioco, ma la presenza in tali circostanze riflette più un riconoscimento del prestigio e della considerazione, piuttosto che un’utilità reale. Menziono soltanto che anche su queste liste (bloccate, ovviamente) vengono paracadutati candidati che nulla hanno a che vedere con il territorio in cui si presentano, rispondendo solo a criteri di appartenenza a gruppi e correnti. Cencelli docet.

 

Ho in mente un solo episodio nel passato in cui il risultato delle primarie non fosse già scritto. Mi riferisco alle primarie di circolo in cui si votava per eleggere i membri del coordinamento. E in virtù di questo, in alcune località sono state un dramma.

 

Mi spiego meglio. Faccio il caso di molti circoli che conosco. Votammo, anche in tanti, per definire l’assetto del PD locale. Oltre a segnare una netta divisione tra gruppi belligeranti e a creare acredini fin dall’inizio, vennero elette molte persone poco attive e che si sono via via perse nel tempo. L’affermazione di queste, inoltre, penalizzò alcuni veri attivisti e soprattutto i giovani alle prime esperienze, meno conosciuti e smaliziati di altri. Il risultato, spesso, sono stati circoli divisi e con coordinamenti poco attivi e capaci. E allora domando: servono in questo caso le primarie? Domanda retorica: credo proprio di no. A mio avviso è meglio che siano gli iscritti, ossia persone più vicine alla vita di partito, a decidere la propria classe dirigente locale.

 

Da quanto esposto, sembra di essere in presenza di un feroce oppositore delle primarie. Non è vero. Anzi. Ritengo questo strumento molto prezioso in alcuni casi.

Potrei dire che per le cariche elettive monocratiche, quali sindaco, presidente della provincia, regione e candidato-premier sono utilissime. Bisogna sempre distinguere le situazioni, ma uscire bene dalle primarie è il miglior biglietto da visita, la migliore pubblicità che un candidato possa farsi.

In talune circostanze possono servire anche per correggere delle situazioni: penso, ad esempio, a Sindaci che possano aver perso di credibilità nel proprio paese e alla loro sostituzione con candidati più apprezzati e con più possibilità di vittoria alle amministrative.

 

Infine torno ad un’ipotesi mai presa troppo in considerazione, perché è quella più destabilizzante per la nomenklatura: utilizzare le primarie per determinare la composizione delle liste del PD alle elezioni dei vari livelli. E’ ovvio che è auspicabile tornare a liste non bloccate laddove il Porcellum ha imposto questa terribile forzatura. Ma oltre a essere una piccola compensazione a questa legge vergognosa di Berlusconi e masnada, ed indipendentemente da ciò, questo strumento contribuirebbe più di ogni altro a dare la tanto agognata rappresentatività ai territori e a presentare finalmente candidati riconosciuti e probabilmente vincenti. Allora sì che daremmo l’immagine di un partito veramente democratico.

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2 in basso

  • #1

    Alessandro Madaffari (giovedì, 08 ottobre 2009 16:01)

    Bravo Simone.
    Anche se non sempre condivido le tue idee che riporti sul tuo blog, è sempre molto interessante leggere i tuoi post.
    Non sono mai banali e offrono sempre spunti di riflessione; è molto bello vedere la passione e la voglia che un ragazzo giovane come te mette nel fare politica e nell' esprimere le proprie idee.
    Mosca bianca.
    Complimenti

  • #2

    Franco Gatti (mercoledì, 14 ottobre 2009 10:06)

    Ciao Simone,
    condivido il ragionamento sulle primarie di circolo.
    Anche a Buccinasco abbiamo membri del coordinamento che sono scomparsi.
    O meglio, che sono scomparsi dalla vita del partito, per poi riapparire quando c'era da votare per elezioni ristrette ai soli membri dell coordinamento stesso.
    Mi riferisco alle elezioni degli organismi metropolitani (poi ridicolizzate da una serie di cooptazioni...) ed alla tua elezione come coordinatore di zona.

    Ma forse scrivo questo perchè (come te ...!) ero stato segato in quelle elezioni "primarie" ...

    Buon lavoro...


    P.S. Se non avesse D'Alema tra i suoi sostenitori Bersani potrebbe anche aspirare al mio voto il 25 Ottobre ...
    Ma così, come si fa ?

    Ciao
    Franco

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