lun
28
set
2009
Cosa non si fa per non fare la ricevuta!!!
una vignetta di Mauro BianiSettimana scorsa mi sono recato nel casertano per raccogliere dei campioni di uva da utilizzare nei miei studi. Vanno via tre giorni: due di viaggio e quello centrale dedicato al duro lavoro. Questa volta ho avuto la sfortuna di andarci da solo: un viaggio di 1500 km in solitaria su un Kangoo a 110 km/h e senza autoradio. Quasi un’esperienza mistica: così mistica che quando scopri che parti in ritardo perché qualche pirla ha sbagliato la prenotazione dell’auto, che raccoglierai uva da solo per ore perché all’ultimo si sono dileguati i tirocinanti che ti dovrebbero dare una mano e che pure piove, beh, sotto le tue ingiurie cade uno stuolo di santi, beati e figure religiose in genere.
In ogni caso, giovedì arrivo alla meta verso mezzogiorno. Decido quindi di andare a mangiare per poi intraprendere il duro lavoro di campo nel pomeriggio. Nel folto dell’inquietante campagna casertana, scorgo un bel agriturismo e decido che in quel luogo andrò ad assaggiare qualcosa di tipico. Effettivamente mangio proprio bene: dopo un primo, di cui non ricordo il nome (si trattava di una pasta all’uovo locale – buonissima) sono già satollo e soddisfatto e do il colpo di grazia con il dolce. Mi dirigo a pagare, chiedo il conto e la giovane cameriera mi dice: “dieci euro”. Tiro fuori la mia bella banconota e gliela consegno attendendo in cambio la ricevuta. La cameriera mi guarda incerta e i sento in dovere di precisare: “mmhhh… mi farebbe la ricevuta?”. Imbarazzata, in evidente difficoltà, si dirige verso le cucine: “Mamma, puoi venire un attimo?”. Arriva tutta trafelata la madre. “Il signore ha bisogno della ricevuta” le spiega tutta preoccupata la figlia.
“Ogghei, ora facciamo” risponde sicura la madre e comincia a frugare in una cassapanca d’epoca. Dall’antico mobilio comincia a uscire di tutto: dalle tovaglie ai tovaglioli e solo alla fine, probabilmente da un angolo sul fondo, spuntano i libretti per le ricevute. Senza neanche aprirli, la signora si rivolge nuovamente a me: “Però ci sta un problema…”.
“Oddio – penso fra me e me – chissà cosa mi va a tirar fuori questa…”. E la furba signora ricomincia: “E’ finito il libretto. Ora bisogna avviarne uno nuovo e mi serve mio marito perché io non so dove mettere le mani. E purtroppo mio marito non sarà qua prima delle 2”.
Capita l’antifona, sebbene il display del cellulare scandisce le 13:15, mi stuzzica il gioco: “Mah, sa… in realtà piove… devo andare a raccogliere l’uva. Posso anche aspettare suo marito”.
Per assurdo, di fronte alla mia battuta l’atteggiamento della signora cambia: “Vabbè, mi dispiace doverla tener qua fino alle 2. Vediamo cosa posso fare. Ecco questo è il libretto nuovo… vediamo un po’… ecco sì, qui si compila così…”. Insomma, nonostante il triste presagio, con mia grande soddisfazione esco con ricevuta dall’agriturismo alle 13:18. Ho guadagnato ben 42 minuti!!!
4 in basso
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#1
grande Simo!!! Stai quasi diventanto uno dei miei idoli insieme a travaglio e grillo!
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#2
Si però quando vai in via novara, non chiedi la ricevuta...Furbino!!!!!!!!!!
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#3
Esistono dei casi di esclusione dall'obbligo di emissione della fattura o dello scontrino fiscale (art. 3, c. 147, lett. e, L. n. 549/1995 e D.P.R. n. 696/1996), per particolari attività economiche, tra le quali rientra anche la cessione di prodotti agricoli.
Io consulterei un fiscalista prima di trarre facili conclusioni. -
#4
Hai ragione, Ippo. Predico bene e razzolo male.
Tu invece... A proposito: proprio in via Novara, quel signore con la parrucca e il reggicalze con cui ti incontri dietro il cespuglio, mi ha dato una fattura da darti. Ha detto che domenica scorsa l'hai mollata lì perché sei andato via di corsa per partecipare alla processione. 


