lun
08
feb
2010
La Destra ha la testa ad Arcore... non certo a Trezzano!!!
dal blog http://vogliamocontinuarealavorareallamaflow.blogspot.com/Come a tutti i cesanesi, sabato mi è stato consegnato l’ultimo numero del Cesano Notizie. Andando a rovistare nello spazio legato ai consiglieri comunali, ho letto il contributo del capogruppo del Popolo delle Libertà, Santi Raimondo, il quale, a mesi ormai di distanza dal triste evento, continua a rimestare circa l’aggressione subita da Silvio Berlusconi in piazza Duomo.
E’ inutile ripetere che Berlusconi deve dare ben altre risposte agli italiani piuttosto che fornire bollettini medici sullo stato del suo labbro o parlare del Partito dell’Amore e di fantomatici complotti (collegando la perifrasi “subire complotti” al caso D’Addario si rischia di farle assumere un altro significato).
gio
04
feb
2010
OGM: la paura del buio

In una discussione con alcuni amici su Facebook, è riemersa la questione degli OGM.
Mi è venuto in mente che un paio di anni fa scrissi un articolo per un numero del 2007 di “Si e No” sul tema. Lo ripropongo volentieri anche perché pare che si stia riaprendo il dibattito.
La recente raccolta firme indetta da Capanna e soci per fermare la diffusione degli OGM in Italia ha, tra gli altri danni, messo in moto una macchina mistificatoria senza pari. Tale campagna si basava essenzialmente su tre questioni: gli OGM, di cui non conosciamo rischi per la salute e per l’ambiente (i), essendo esclusivamente in mano alle multinazionali (ii), non servono al nostro paese perché vantiamo un’agricoltura basata sui prodotti tipici, naturali, sani e coltivati da millenni (iii).
gio
04
feb
2010
Corsa benefica alla Maflow di Trezzano

Metto a conoscenza dei lettori questa importante iniziativa segnalatami dall’amico Bottero di Trezzano. Bisogna sostenere la battaglia di questi lavoratori. Anche l’amministrazione di Cesano Boscone ha recentemente approvato un OdG in Consiglio Comunale a sostegno dei dipendenti di quest’importante azienda che opera sul nostro territorio e che sta per chiudere i battenti.
Ciao a tutti,
domenica mattina, 7 febbraio, alle ore 9,30 partirà la corsa campestre organizzata dai dipendenti della Maflow spa di Trezzano sul Naviglio. Si tratta di un breve percorso sui 6 chilometri che sarà possibile fare anche a piedi.
Ci ritroviamo davanti alla sede dell’azienda in via Boccaccio n. 1 alle ore 9,00 per l’iscrizione e la consegna del pettorale che i dipendenti hanno fatto fare apposta per questa occasione. Avremo quindi anche un ricordo di questa bella iniziativa.
E’ previsto un costo di 5 euro che andranno nel fondo per i dipendenti.
L’importante in questo caso è veramente e solo la partecipazione perciò spero di vedervi tutti domenica mattina!
Buona giornata
Fabio
mer
27
gen
2010
Crepuscolo D'Alemiano...

Mi ritrovo nella lucida analisi che Luca Telese fa del crepuscolo del Dalemismo in seguito alla netta sconfitta personale subita da Baffino con le primarie pugliesi. Vendola ha conquistato addirittura Gallipoli…
da “Il Fatto Quotidiano” del 26/01/2010
Chissà quanto deve essergli costato al lìder maximo, ieri, dopo la vittoria a valanga di Nichi Vendola, vergare quel comunicato apparentemente anodino, e in realtà amarissimo (almeno per lui): "La larga vittoria di Vendola nelle elezioni primarie del centrosinistra pugliese – spiegava dopo la scoppola il presidente di ItalianiEuropei – conferma il legame del presidente della nostra regione con tanta parte dell’elettorato del centrosinistra, compresi gli elettori del Pd".Sublime. Voltafaccia doloroso. Chissà quanto deve essergli costato, dopo sette giorni passati a combattere ventre a terra in Puglia contro Nichi, dopo le decine di comizi e le centinaia di telefonate, dopo le dichiarazioni roboanti, dopo aver gridato quello slogan-tormentone su tutte le piazze: "Abbiamo il dovere di difendere Nichi Vendola da se stesso!" (che ora si potrebbe tranquillamente applicare a lui). "Non ho mai perso un’elezione!", assicurava spavaldo con una certa spensierata approssimazione (che "dimenticava", tanto per fare un esempio, le regionali che gli costarono Palazzo Chigi). E subito dopo aggiungeva: "Se Vendola vince le primarie perderà le secondarie!".
mar
19
gen
2010
The Economist parla di Craxi

Nel giorno dell’anniversario della morte di Bettino Craxi, pubblico un articolo comparso sul giornale inglese “The Economist”, pubblicato in data 7 gennaio 2010 e tradotto per il pubblico italiano dai ragazzi di italiadallestero.info. Questo testo la dice lunga su come la figura del politico venga valutata al di là dei nostri confini. Articoli analoghi sono comparsi, ad esempio, su Le Monde, indicando, come almeno nel campo della grande stampa che guarda alla sinistra europea, non ci siano dubbi circa la collocazione storica del leader socialista e sottolineando quanto fosse malato il sistema politico, di cui era corresponsabile, su cui si basava il suo potere. Ciò nonostante, invece, eminenti figure del centrosinistra italiano, primo fra tutti il Presidente Napolitano, si muovono in soccorso del miope revisionismo storico che, ricorrendo a una generosa forma di indulgenza, tende a riabilitare la figura del noto latitante.
lun
18
gen
2010
Scioccante video dalla Libia
Siccome non ho sentito molto eco intorno a questa notizia, la voglio riprendere qui sul blog. E’da giovedì sera che mi tornano in mente le immagini di un servizio andato in onda nel corso di Annozero, la trasmissione di Michele Santoro. In realtà il filmato è stato divulgato attraverso il sito de L’Espresso e mostra delle immagini imbarazzanti: si vedono delle persone sicuramente di origine centro-africana accasciate a poca distanza l’una dall’altra nel deserto del Sahara. Erano giovani, lo si capisce vedendoli, lo si capisce dai colori sgargianti dei loro vestiti.”Erano” perché sono tutti morti. Si tratta di profughi che dall’Africa sub-sahariana si sono spostati in Libia per poi cercare la via per l’Italia e quindi l’Europa. A loro è andata male: per effetto dei patti Roma-Tripoli, siglati tra Berlusconi e Gheddafi, sono stati bloccati, rinchiusi temporaneamente nei CPT libici (dei veri e propri lager) e poi “rimpatriati”.
lun
18
gen
2010
Il nuovo Coordinamento del PD cesanese

In chiusura della lunga fase congressuale del PD, si è proceduto in queste settimane al rinnovo della composizione dei coordinamenti dei circoli territoriali. A Cesano Boscone, nella giornata di sabato 16 gennaio 2010, è stato eletto quale coordinatore del Partito a livello cittadino, Giuseppe Gallo, 50 anni, giornalista e sociologo della letteratura.
Ad affiancare Gallo in questa nuova avventura, quali componenti del coordinamento, ci saranno: Franco Potenza, Piera Ferrandi, Laura Gessaroli, Luigi Bianco, la ex coordinatrice Paola Piazza, Salvatore Piazza, Antonietta Perna, lo sfidante di Gallo, Luigi Stolfa e tre giovani che ne hanno sostenuto la candidatura, Dario Esposito, Eleonora Cardogna Menicucci e Francesca Casagrande. Per questioni legate alla parità di genere, dovrebbero inoltre far parte del coordinamento Ippolito Sestito (candidato nella lista Stolfa) e Salvatore Gatto (candidato in una delle liste pro-Gallo).
sab
09
gen
2010
Su "Via Bettino Craxi"

Queste vacanze natalizie sono state scandite, fra le altre polemiche, dal clamore intorno all’intitolazione di una via/piazza/giardino pubblico (qualcosa, insomma) a Bettino Craxi. Possono essere svariati i motivi di tale riconoscimento.
Se si pensa così di individuare una figura che descriva l’Italia di oggi, si c’entra l’obbiettivo in pieno. Craxi e la sua politica sarebbero perfettamente rappresentativi del Paese: senz’altro capace, ma furbo, opportunista e corrotto lui; d’impatto ma di corto respiro, spregiudicata e meccanicamente clientelare la sua politica. Cos’è, se non questo l’Italia di oggi?
gio
17
dic
2009
Vogliamo ricordarlo così...
La galleria fotografica necessita almeno della versione Flash 9.0.28!
Intallare la versione aggiornata di FlashPlayer.
lun
14
dic
2009
Attenzione alla vigliaccata pro-Silvio su Facebook!!!
il gruppo incriminatoCon grande sorpresa oggi mi sono ritrovato iscritto, insieme ad altri amici di nota ispirazione politica, al gruppo su Facebook “Sosteniamo Silvio Berlusconi contro i fan di Massimo Tartaglia”. Ovviamente io non mi sono mai iscritto a tale gruppo.
Quando l’ho visitato io, conteneva circa 330mila iscritti ed è stato utilizzato da giornali di regime per sottolineare come, di fronte alla simpatia e solidarietà che molti (non io) esprimevano al povero Massimo Tartaglia, ci fossero altri e numerosi gruppi su Facebook in cui invece si esprimeva disappunto per quanto accaduto e, soprattutto, vicinanza al Premier.
Siccome la cosa è stata anche segnalata dal Corriere (leggi qui), Vi invito a controllare se “siete stati iscritti” e in tal caso a cancellarVi immediatamente.
Non sarebbe una cattiva cosa riuscire a risalire ai colpevoli di questo misfatto, per potergli intentare una causa.
gio
10
dic
2009
Allarme cellulari

Da L’Espresso - di Agnese Codignola
Tumori rari. Piccoli numeri, dunque. Ma il collegamento tra l'insorgenza di tumori cerebrali e uso dei cellulari c'è. A lanciare l'allarme sono decine di ricercatori, medici, esperti di salute pubblica, fisici di 12 Stati europei e nordamericani, tutti indipendenti e tutti convinti nel firmare il documento 'Cellulari e tumori cerebrali: 15 motivi per essere preoccupati' (www.radiationresearch.org/). Che anticipa le conclusioni del grande studio Interphone, condotto in 13 Paesi, Italia compresa, sul quale sono stati investiti 30 milioni di euro e che dovrebbe essere reso noto entro dicembre.
mar
08
dic
2009
Solidarietà al cardinal Tettamanzi

Negli ultimi giorni l'arcivescovo di Milano, Card. Dionigi Tettamanzi, è stato vittima, attraverso La Padania, di pesanti critiche da parte della Lega Nord che lo ha accusato di vivere poco la città di Milano ed ironizzava sul suo presunto ruolo di Imam piuttosto che di prelato per le sue aperture nei confronti dei credenti delle altre religioni e per il suo tentativo di instaurare un dialogo interreligioso disteso.
In queste settimane, i nostri consigli comunali sono spesso tappa della discussione relativa a un ordine del giorno proprio della Lega sul Crocefisso nelle scuole. A Cesano Boscone, ad esempio, è stato bocciato grazie alla compattezza del gruppo del PD che, sebbene composto sia da cattolici che da non credenti, ne ravvisava l'assoluta strumentalità e votava contro la proposta leghista. La Lega, infatti, dimostra continuamente che meno di chiunque altro è credibile nel proporre tale iniziativa in quanto molto distante da molti dei valori, tra cui carità e accoglienza, di cui si nutre lo spirito cristiano.
In tale contesto il Partito Democratico della zona del Corsichese esprime solidarietà all'Arcivescovo, apprezzando profondamente le importanti iniziative di carattere sociale della Chiesa Milanese, molte dalle quali rappresentano splendidi modelli, passati però inosservati dalla miopia politica di parecchie amministrazioni locali, prima fra tutte quella della Milano Morattiana. Tra queste iniziative vogliamo ricordare, ad esempio, il fondo di sostegno per le famiglie in difficoltà che è stato istituito grazie all'intraprendenza del cardinale Tettamanzi e che sta aiutando decine e decine di nuclei famigliari italiani e stranieri anche nella nostra zona.
A. Simone Negri
Coordinatore PD – zona del Corsichese
mar
08
dic
2009
Parla Spatuzza? E io ti arresto il tamarro!
il Boss Nicchi al momento dell'arrestoIn questi giorni di ponte, lontano dalla televisione e dai giornali, mi solleticava una domanda: chissà quanti hanno perplessità sui recenti due arresti di mafia?
O meglio, ben vengano gli arresti, ma sono parse quantomeno strane le circostanze in cui sono avvenuti e alcuni aspetti sulla rilevanza di questi accadimenti merita più di qualche riflessione.
Innanzitutto da un pò di tempo Il Giornale, mettendo al solito le mani avanti, parlava della terribile tre-giorni che attendeva Berlusconi. Se non erro 3-4-5 dicembre: il 3, trasmissione velenosissima di Santoro, il 4 la fatidica deposizione dell'ormai mitologico pentito Spatuzza mentre il 5 il No B-Day.
mar
08
dic
2009
La Petizione contro il potere monopolistico di CL

Enrico De Alessandri, era fino a qualche giorno fa uno sconosciuto dipendente della Regione Lombardia. Ignoto ai più fino a quando ha deciso di scrivere un libro sul potere monopolistico che Comunione e Liberazione esercita nella nostra Regione e soprattutto, fino a quando il Presindente Formigoni, inspiegabilmente ha deciso di sospenderlo dal servizio.
Il Consigliere Regionale del PD, Giuseppe Civati, chiedendosi il perchè di tale provvedimento denuncia l'assurda decisione volta a ledere la libertà di espressione di un cittadino, quasi che il datore di lavoro non sia l'istituzione-Regione Lombardia ma il gruppo settar-affaristico Comunione Liberazione.
Comunione e Liberazione è, notoriamente, l’unico movimento fondamentalista in Europa che ha costituito una situazione di potere monopolistico nell’ambito di una importante istituzione pubblica come la Regione Lombardia attraverso un’occupazione militare dei suoi esponenti in tutti i posti chiave della struttura dirigenziale, della sanità, degli enti, delle agenzie e delle società a capitale pubblico, costituendo, di fatto, una pericolosa situazione di potere « dominante ». (Dalla Petizione)
Leggi il testo integrale della Petizione
gio
03
dic
2009
Caro Papi Natale
Ieri è uscito “Caro Papi Natale – 101 domande al Reticente del Consiglio” un libercolo on-line con una serie di quesiti irriverenti rivolti a Berlusconi circa il suo passato. E’ divertente da leggere (potete scaricarlo cliccando l’immagine a fianco) per lo spirito con cui più di 5000 persone hanno concorso a realizzare questa curiosa iniziativa.
Non che mi interessi più di tanto la vicenda berlusconiana, però. Anzi non mi interessa affatto. E non per i soliti discorsi di molta sinistra (che si vuole male) contro l’antiberlusconismo.
Non si può non essere contro Silvio. Se non fosse un politico, sarebbe comunque un imprenditore senza scrupoli, in odor di mafia, ex tesserato della P2 e con una carriera costellata di tanti episodi dubbi e da un’inspiegabile fortuna.
mer
02
dic
2009
Il mio intervento sul Crocefisso in Consiglio Comunale

Di seguito potete leggere i contenuti dell’intervento che ho presentato nel Consiglio Comunale di martedì 1 dicembre 2009 in risposta all’OdG della Lega Nord sul Crocefisso nelle aule, che Vi invito a riguardare per avere più chiari i termini della questione. Lo trovate a questo link.
Mi preme, in apertura, fare alcune precisazioni. In primis non siamo qui chiamati ad affrontare un referendum sul crocefisso. E tantomeno dobbiamo esprimerci sulla presenza di questo simbolo religioso nelle aule piuttosto che in altri luoghi pubblici.
Siamo invece invitati, nelle intenzioni dei sottoscrittori, a esercitare pressioni sulle autorità scolastiche affinché il crocefisso sia sempre e comunque presente tra gli arredi e per sostenere il Governo nel suo ricorso contro la sentenza della Corte di Giustizia Europea. Partiamo da qua.
Ebbene, non possiamo ricevere questa proposta della Lega. Non possiamo da un punto di vista tecnico, perché consideriamo chi ce lo propone e l’odg non è accettabile nel merito.
mer
02
dic
2009
Messaggio di Don Salvatore Resca
u' Liottru
ALLA CORTESE ATTENZIONE
DELLA REDAZIONE
con preghiera di pubblicazione
COMUNITA’ PARROCCHIALE
“SANTI PIETRO E PAOLO”
VIA SIENA, 1, 95128
CATANIA. Tel: 095431949
Con gioia e commozione abbiamo saputo della decisione approvata lunedì 30 novembre, quasi all’unanimità, dal Consiglio comunale di Catania, con ben tre ordini del giorno, di “esporre la
croce nell’aula consiliare e in tutti i locali della municipalità aperti al pubblico”.
Non solo appoggiamo entusiasticamente l’iniziativa ma suggeriamo qualcosa di più: mettiamo nell’aula comunale e in tutti gli uffici pubblici accanto al Crocifisso, da un lato un bel
ritratto di Sant’Agata, dall’altro un’immagine del papa!
Sarà così pienamente assicurata la nostra identità catanese e cattolica, nonché la piena ortodossia della fede.
Spero vogliate permetterci di desiderare anche di andare oltre.
Perché non nominare un cappellano stabile per la Giunta e il Consiglio comunale che benedica l’inizio delle sedute? E perché non iniziare le sedute con una preghiera comune?
L’intervento dall’alto sarebbe assicurato!
Perché solo un intervento dall’alto può risollevare la classe politica che ci governa e le deplorevoli condizioni di questa nostra sventurata città!
Catania, 1 dicembre 2009
Sac. Salvatore Resca
Vice parroco della chiesa dei santi Pietro e Paolo
Insieme ad un gruppo di parrocchiani
095/502230; 3683387539;
sresca@tiscali.it
P.S.: Nei locali della parrocchia si raccolgono firme per appoggiare l’iniziativa.
mar
01
dic
2009
Sul Mega-Crocefisso al Teatro Bellini di Catania
il crocefisso in questione
Un sacerdote catanese si esprime circa l’affissione del Crocefisso gigante sulla facciata del Teatro V. Bellini di Catania. La lettera è indirizzata a Antonio Fiumefreddo, sovraintendente del Teatro.
Caro Antonio,
ti prego, togli la croce dalla facciata del Teatro Bellini!
Non so cosa ne pensano preti e vescovi della tua iniziativa, come dell’altra di consacrare il Teatro alla Madonna, ma, conoscendo l’humour clericale, credo che, sotto i baffi, si stiano facendo una bella risata; e anche Cristo, dall’alto dei Cieli, vedendosi appeso tra Violetta e Norma, stia sussurrando:”Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno!”
La Croce, caro Antonio, non si appende alle pareti; i Cristiani sanno che si carica sulle proprie spalle per incamminarsi dietro Gesù Cristo. Il Vangelo è cosa seria. Unluogo come il Teatro, a prescindere da ciò che accade dentro le sue mura, non è il più adatto per metterne in evidenza le esigenze.
Il Crocefisso è il simbolo della fede. Non è un simbolo culturale o il collante di identità etniche. Ridurlo a questo vuol dire depauperarlo, svuotarlo, impoverirlo di significato; ed è quello che è esattamente avvenuto: abbiamo aule scolastiche e aule di tribunali piene di crocefissi e vuote di cristiani, veri e autentici…
Per favore, togli Cristo dai muri del Teatro! Credimi: non è a Suo agio!
Con Cordialità
Salvatore Resca
Vice parroco dei Santi Pietro e Paolo
Via Siena 1, Catania
ven
27
nov
2009
Lega Nord: OdG sul Crocefisso nelle scuole

Lunedì sera saremo impegnati a discutere di questo ordine del giorno presentato dalla Lega... a breve scriverò qualcosa sul tema e su come intendo argomentare la mia posizione in Consiglio Comunale.
ORDINE DEL GIORNO
OGGETTO: O.d.G. urgente avente ad oggetto la sentenza della Corte Europea per i diritti dell’uomo sul Crocefisso
Il Consiglio Comunale:
Considerato che:
• da notizie di stampa si apprende che in alcuni istituti scolastici le Autorità preposte stanno tacitamente acconsentendo alla progressiva rimozione del crocifisso dalle aule, in accoglimento delle richieste formulate da qualche genitore, addirittura anche con ricorso all’Autorità Giudiziaria;
• la presenza obbligatoria del crocifisso nelle aule scolastiche è prevista e contemplata dall’art. 118 del Regio Decreto del 30 aprile 1924 n. 965, nonché dal Regio Decreto del 26 aprile 1928 n. 1297;
• la Direttiva del Ministero dell’Istruzione n. 2666, del 3 ottobre 2002, dispone che ogni Dirigente scolastico assicuri la presenza del Crocifisso presso le aule scolastiche di propria competenza;
• il Consiglio di Stato, con parere n. 63 del 24 luglio 1988, ha stabilito che le norme regolanti l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche non possono essere considerate implicitamente abrogate dalla nuova regolamentazione concordataria sull’insegnamento della religione cattolica, sul rilievo che “la croce, a parte il significato per i credenti, rappresenta il simbolo della civiltà e della cultura cristiana, nella sua radice storica, come valore universale, indipendente da specifica confessione religiosa”;
• il Consiglio di Stato con sentenza n. 556 del 13 febbraio 2006 ha ribadito che il crocifisso deve restare nelle aule scolastica perché non è un simbolo meramente religioso, ma esprime tutti i valori civili di tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti e solidarietà, princìpi che “delineano la laicità nell’attuale ordinamento dello Stato”;
• in questa dimensione il crocifisso è diventato il simbolo stesso della nostra identità culturale, di fratellanza, di pace e di giustizia; questi valori assumono una rilevanza ancor più rilevante in presenza di fenomeni migratori di massa, che mettono a confronto culture e religioni diverse;
Preso atto che:
nei giorni scorsi la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, nella sentenza relativa ad un ricorso presentato da una cittadina italiana originaria della Finlandia, ha sentenziato che la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche costituisce una violazione del “diritto dei genitori ad educare i figli secondo le proprie convinzioni” ed una violazione alla “libertà di religione degli alunni”;
la forma di governo del nostro Paese è la democrazia rappresentativa parlamentare, con la quale gli aventi diritto eleggono mediante voto i propri rappresentanti per essere da loro governati. Il Parlamento è dunque pienamente rappresentativo della cittadinanza, e di conseguenza la maggioranza parlamentare rappresenta la maggioranza dei cittadini. La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo rappresenta una pericolosa intromissione nel nostro sistema democratico, poiché di fatto lede l’interesse di un popolo con il pretesto di tutelare i diritti umani e civili di un singolo, diritti che in questo caso non sono assolutamente stati prevaricati; non risulta infatti che i bambini oggetto del ricorso siano stati maltrattati, né in alcuna maniera discriminati, né che sia stato loro impedito l’accesso alle aule scolastiche.
il Governo italiano ha immediatamente preannunciato la volontà di ricorrere contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, ritenendo tale sentenza l’inizio di un pericoloso attacco nei confronti della storia e della cultura del nostro Paese.
impegna il Sindaco e la Giunta:
• a farsi interprete delle esigenze del nostro tempo e a coinvolgere i Rappresentanti locali dell’Amministrazione scolastica per assicurare la presenza dei crocifissi in ogni aula scolastica e al loro ripristino ove siano stati rimossi, nonché ad una riflessione da svolgere in ambito scolastico sui valori sopra richiamati, insiti nella nostra storia e nella nostra tradizione;
• a schierarsi a fianco del Governo italiano nel ricorso contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che costituisce una pericolosa minaccia nei confronti della storia e delle tradizioni dei popoli nonché una grave intromissione nei confronti del sistema democratico del nostro Paese.
mar
24
nov
2009
Ordine del Giorno sull'omofobia
la campagna del PD dello scorso maggio
Ecco il testo dell’OdG che il gruppo del PD presenterà nel consiglio comunale dell’ 1 dicembre sulla lotta all’omofobia e presentato dalla consigliera Mara Rubichi.
in merito all’allarmante aumento degli episodi di violenza omofoba.
Presentato dal gruppo consiliare del Partito Democratico di Cesano Boscone.
PREMESSO CHE
- Le recenti notizie di cronaca evidenziano l’esistenza di un fenomeno crescente di violenza e discriminazione basata sull’ orientamento sessuale, a danno sia di singole persone omosessuali, sia dei luoghi simbolo di aggregazione in cui esse si ritrovano;
- i suddetti atti di violenza, aggravati dal clima di intolleranza che li animano risultano in contrasto con i principi sanciti dalla Costituzione italiana, in particolare quelli affermati dagli articoli 2 (riconoscimento e garanzia “dei diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”) e 3 (principio di uguaglianza formale e sostanziale);
- la stessa Costituzione italiana non si limita a riconoscere i diritti degli individui, ma impegna le Istituzioni ad adoperarsi per combattere disuguaglianze ed ingiustizie.
CONSIDERATO CHE
- Contrastare alla radice l’omofobia significa educare al rispetto dei diritti umani, all’uguaglianza e alla solidarietà, sviluppando -soprattutto nelle giovani generazioni- il senso di cittadinanza attiva;
- una società democratica, plurale e laica deve favorire lo sviluppo della conoscenza, della consapevolezza, dell’apprendimento e dell’elaborazione dei valori dell’uguaglianza e del rispetto per la libertà di tutti i cittadini.
IL CONSIGLIO COMUNALE
1. Esprime solidarietà e vicinanza a tutte le vittime di violenza omofoba;
2. si impegna a intensificare la lotta all’omofobia, mediante un’azione che promuova l’educazione al rispetto delle diversità e delle differenti identità di genere, in collaborazione con le associazioni del territorio e con le scuole;
3. invia il presente Ordine del giorno al Presidente della Camera dei Deputati, chiedendo una celere approvazione di norme adeguate per contrastare la violenza omofoba.
Cesano Boscone, 18/11/2009
gio
19
nov
2009
Aperitivo Giovani Democratici

Hai voglia di un aperitivo
democratico, di un po’ di musica e di fare quattro chiacchiere sulle prossime iniziative dei Giovani Democratici Cesanesi?
Vieni a dire la tua SABATO 21 NOVEMBRE ALLE ORE 19.00 c/o la Sede del circolo in Via Patellani, in compagnia di tutti i Giovani Democratici Cesanesi (e
non).
Verranno distribuite le tessere GD, inoltre, chi vorrà, si potrà tesserare anche in vista dell’elezione del nuovo coordinamento cittadino.
Passeremo una serata in allegria!!
Ti aspettiamo!!
PS: L'APERITIVO E' OFFERTO DAL CIRCOLO ;-)
ven
13
nov
2009
2012: catastrofica ignoranza

La scheda del critico Alessio Guzzano
2012 - the family day after (con effetti speciali)
NEMICO PUBBLICO - l'estetica nel mirino mannaro
2012
Regia di Roland Emmerich
Con John Cusack, Amanda Peet, Chiwetel Ejiofor, Danny Glover, Woody Harrelson, Thandie Newton, Oliver Platt
Catastrofista
I Maya e gli straccioni coi cartelli pessimisti avevano ragione: nel 2012 il sole fonderà la Terra. La Bibbia anche: ci salveranno le arche. Il catastrofista Ronald Emmerich di “The Day After
Tomorrow”, il film più idiota di ogni tempo (usatelo per selezionare le vostre amicizie), cita i primi ed evoca la seconda: un bimbo si chiama Noah, una nave Genesis. Più “Titanic” e “Godzilla”.
La California si frantuma, Yellowstone ribolle, il natural born prophet Woody Harrelson s’illumina d’incendio, i potenti sborsano un miliardo per scappare sull’Himalaya (ma uno sceglie la
preghiera: si ride). Tutti gli altri non vengono a sapere niente (!), tranne John Cusack, scrittore e padre fallito. Gli effetti speciali divertirebbero se non fossero usati in alternativa
all’intelligenza: in shorts, sull’Everest, neanche un gelone? La stucchevole morale di complemento è sempre quella: riunire una famiglia spezzata, e poco importa se tocca sacrificare un bravo
patrigno (Spielberg scomodò gli alieni per babbo Tom Cruise). In Emmerich incendi e terremoti saettano ostinati a un millimetro dal sedere dei fortunelli e c’è sempre una porta da chiudere sulle
intemperie sul filo del timer. E va bene. Ma le ondate di retorica che tentano di commuoverci danno la nausea. Si fa il tifo per gli tsunami.
gio
12
nov
2009
Le dichiarazioni sull'ndrangheta del Consiglio Comunale del 11 novembre 2009
gio
05
nov
2009
Comunicato Stampa 5 novembre 2009 - PD del Corsichese

Nel corso degli ultimi giorni abbiamo assistito a un importante operazione della DIA di Milano, del Gico della Guardia di Finanza di Milano e dell’Arma dei Carabinieri di Corsico, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia del Tribunale di Milano (Pm Boccassini, Venditti, Dolci e Sorari) volta a colpire le ramificazioni della cosca Barbaro-Papalia, legata all’ndrangheta, insediatasi da anni sul territorio del Sud Ovest Milanese.
Il Partito Democratico della zona del Corsichese esprime profondo apprezzamento per l’operato della magistratura e delle forze dell’ordine, occasione in cui hanno avuto un ruolo determinante anche gli uomini guidati dal Capitano dei Carabinieri della Compagnia di Corsico, Ruggero Rugge, noto per avere notevole esperienza nel settore avendo lavorato nelle zone “calde” calabresi.
È l’ennesima conferma del fatto che viviamo in un territorio caratterizzato da questi problemi. Siamo quindi sempre più consapevoli dei potenziali rischi che ogni intervento amministrativo, soprattutto di natura edile, può comportare. Auspichiamo vivamente che si apra una fase di dibattito, che deve vedere in prima fila nostro Partito e che deve essere allargato alle istituzione e alla gente. È necessario dedicare l’attenzione dovuta alle infiltrazioni mafiose nel Sud-Ovest affinché non trovino spazio le idee di chi ne minimizza rilievo e pericolosità.
Da parte nostra, inoltre, profonderemo il massimo impegno per far sì che vengano garantiti dalla classe politica locale atteggiamenti di rigore e trasparenza, consci delle attenzioni che le mafie rivolgono al nostro territorio anche in vista dell’importante appuntamento di Expo 2015 e tranquillizzati dalla assidua presenza delle forze dell’ordine a cui garantiamo la nostra collaborazione.
Confermiamo infine la nostra adesione e il nostro sostegno alla mobilitazione generale contro le mafie “Milano dice NO”, organizzato dai consiglieri comunali aderenti al Comitato Antimafia di Milano che si terrà nel capoluogo lombardo dei giorni 13-14-15 novembre.
Partito Democratico – Zona del Corsichese
gio
29
ott
2009
Lega Nord: Ordine del Giorno sul Crocefisso
Lunedì sera saremo impegnati a discutere di questo ordine del giorno presentato dalla Lega...
ORDINE DEL GIORNO
OGGETTO: O.d.G. urgente avente ad oggetto la sentenza della Corte Europea per i diritti dell’uomo sul Crocefisso
Il Consiglio Comunale:
Considerato che:
• da notizie di stampa si apprende che in alcuni istituti scolastici le Autorità preposte stanno tacitamente acconsentendo alla progressiva rimozione del crocifisso dalle aule, in accoglimento delle richieste formulate da qualche genitore, addirittura anche con ricorso all’Autorità Giudiziaria;
• la presenza obbligatoria del crocifisso nelle aule scolastiche è prevista e contemplata dall’art. 118 del Regio Decreto del 30 aprile 1924 n. 965, nonché dal Regio Decreto del 26 aprile 1928 n. 1297;
• la Direttiva del Ministero dell’Istruzione n. 2666, del 3 ottobre 2002, dispone che ogni Dirigente scolastico assicuri la presenza del Crocifisso presso le aule scolastiche di propria competenza;
• il Consiglio di Stato, con parere n. 63 del 24 luglio 1988, ha stabilito che le norme regolanti l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche non possono essere considerate implicitamente abrogate dalla nuova regolamentazione concordataria sull’insegnamento della religione cattolica, sul rilievo che “la croce, a parte il significato per i credenti, rappresenta il simbolo della civiltà e della cultura cristiana, nella sua radice storica, come valore universale, indipendente da specifica confessione religiosa”;
• il Consiglio di Stato con sentenza n. 556 del 13 febbraio 2006 ha ribadito che il crocifisso deve restare nelle aule scolastica perché non è un simbolo meramente religioso, ma esprime tutti i valori civili di tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti e solidarietà, princìpi che “delineano la laicità nell’attuale ordinamento dello Stato”;
• in questa dimensione il crocifisso è diventato il simbolo stesso della nostra identità culturale, di fratellanza, di pace e di giustizia; questi valori assumono una rilevanza ancor più rilevante in presenza di fenomeni migratori di massa, che mettono a confronto culture e religioni diverse;
Preso atto che:
nei giorni scorsi la Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, nella sentenza relativa ad un ricorso presentato da una cittadina italiana originaria della Finlandia, ha sentenziato che la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche costituisce una violazione del “diritto dei genitori ad educare i figli secondo le proprie convinzioni” ed una violazione alla “libertà di religione degli alunni”;
la forma di governo del nostro Paese è la democrazia rappresentativa parlamentare, con la quale gli aventi diritto eleggono mediante voto i propri rappresentanti per essere da loro governati. Il Parlamento è dunque pienamente rappresentativo della cittadinanza, e di conseguenza la maggioranza parlamentare rappresenta la maggioranza dei cittadini. La sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo rappresenta una pericolosa intromissione nel nostro sistema democratico, poiché di fatto lede l’interesse di un popolo con il pretesto di tutelare i diritti umani e civili di un singolo, diritti che in questo caso non sono assolutamente stati prevaricati; non risulta infatti che i bambini oggetto del ricorso siano stati maltrattati, né in alcuna maniera discriminati, né che sia stato loro impedito l’accesso alle aule scolastiche.
il Governo italiano ha immediatamente preannunciato la volontà di ricorrere contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, ritenendo tale sentenza l’inizio di un pericoloso attacco nei confronti della storia e della cultura del nostro Paese.
impegna il Sindaco e la Giunta:
• a farsi interprete delle esigenze del nostro tempo e a coinvolgere i Rappresentanti locali dell’Amministrazione scolastica per assicurare la presenza dei crocifissi in ogni aula scolastica e al loro ripristino ove siano stati rimossi, nonché ad una riflessione da svolgere in ambito scolastico sui valori sopra richiamati, insiti nella nostra storia e nella nostra tradizione;
• a schierarsi a fianco del Governo italiano nel ricorso contro la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, che costituisce una pericolosa minaccia nei confronti della storia e delle tradizioni dei popoli nonché una grave intromissione nei confronti del sistema democratico del nostro Paese.
lun
26
ott
2009
Tremonti e il posto fisso: intervista a Pietro Ichino
il giuslavorista Pietro Ichino
Intervista a cura di Antonio Troise, pubblicata da il Mattino, il 20 ottobre 2009
Tremonti si è convertito: ora dice che è meglio il posto fisso. E’ d’accordo?
Se intende dire che la sicurezza del lavoro e
del reddito è un bene della vita, dice una ovvietà. Se intende dire, allineandosi con Bertinotti, che questo bene si può ancora proteggerlo, come regola generale, applicando il modello del posto
fisso a vita, fa della demagogia.
Perché demagogia?
Perché oggi il ritmo di obsolescenza delle tecniche applicate, ma anche dei prodotti e delle stesse aziende che li producono,
non si misura più in decenni, come all’epoca in cui fu disegnato il nostro diritto del lavoro attuale: lo si misura in anni, se non addirittura in mesi. Promettere ai lavoratori una sicurezza
fondata essenzialmente sull’ingessatura dei rapporti con le aziende significa ingannarli.
Tremonti, però, parlava ai lavoratori di una Banca, dove in genere il modello del posto fisso funziona.
Se ha
inteso dire che quel modello può continuare a costituire la regola generale, si sbaglia di grosso. In realtà quel modello divide in due la forza-lavoro, tra protetti e non protetti, scaricando su
questi ultimi tutto il peso della flessibilità di cui il sistema ha bisogno. Ne sanno qualche cosa i giovani che oggi entrano nel nostro mercato del lavoro. Ma non giova neppure a quelli che il
“posto fisso” l’hanno conquistato: perché quando arriva una crisi occupazionale anche loro perdono il posto. E allora si accorgono di che cosa significa un mercato del lavoro vischioso, oltre che
povero di servizi.
Il ministro dell’Economia sostiene che la mobilità del lavoro è figlia della globalizzazione. Lei concorda?
La
mobilità del lavoro è una conseguenza necessaria della dinamicità del sistema produttivo, dell’evoluzione tecnologica. Certo, questa è favorita dall’intensificarsi degli scambi internazionali.
Con questi fenomeni, se vogliamo rimanere dentro l’Unione Europea, dobbiamo imparare a fare i conti. Dobbiamo anche imparare a prendere il meglio della globalizzazione, e non soltanto gli effetti
negativi.
Più precisamente, che cosa intende dire?
Che dobbiamo imparare ad attirare nel nostro Paese il meglio dell’imprenditoria mondiale, che porta innovazione e in molti settori può valorizzare il nostro lavoro meglio di quanto non facciano gli imprenditori italiani. Oggi l’Italia è il fanalino di coda in Europa per capacità di intercettare gli investimenti nel mercato globale dei capitali. Tra le cause principali del nostro ritardo c’è proprio il nostro sistema di relazioni industriali e questo nostro diritto del lavoro che piace tanto a Tremonti e a Brunetta.
Anche al ministro Brunetta?
Sì: nel maggio scorso si è spinto ad affermare che il nostro mercato del lavoro con le sue regole e i suoi servizi è il migliore del mondo. Poi Sacconi, nel suo Libro bianco, citando Marco Biagi, ha detto invece che è il peggiore d’Europa. Sarebbe il caso che si mettessero d’accordo.
Lei vede una contraddizione tra quel che ha detto Tremonti e la riforma del mercato del lavoro del ministro Sacconi?
In realtà anche Sacconi, pur citando Marco Biagi, sembra avere sposato la linea della conservazione dell’esistente.
Tremonti boccia anche il sistema del welfare americano: quel modello è del tutto irrealizzabile in Italia?
Il modello a cui dobbiamo ispirarci non è quello statunitense. Semmai quello nordeuropeo, fondato sulla coniugazione della
massima possibile flessibilità delle strutture produttive con la massima possibile sicurezza per i lavoratori, che devono essere robustamente assistiti nei processi di aggiustamento
industriale.
Dal punto di vista politico più generale, non le sembra che la destra si stia appropriando di una posizione che per anni è stata appannaggio della
sinistra?
Vedo più che altro, in queste uscite estemporanee dei nostri ministri, la smania di catturare a tutti i costi l’attenzione dei media. È la politica dell’annuncio quotidiano; che poi esso sia poco coerente con ciò che il Governo fa in concreto, per esempio con la politica del Governo di massima espansione dei contratti a termine, di conservazione del regime di apartheid tra protetti e non protetti, a loro importa pochissimo.
dom
25
ott
2009
Bersani: i motivi di una scelta

Prima dell’estate a chi mi chiedeva chi avrei sostenuto al congresso del PD rispondevo che ero in difficoltà a scegliere tra i candidati, nutrendo grande stima per tutti e tre, e che avrei letto le mozioni prima di prendere qualsiasi decisione. Faccio politica da qualche anno e, se c’è una cosa di cui mi sono convinto, è che il modello della politica personalistica, che in maniera subdola fa coincidere un partito con le posizioni di una persona carismatica, non mi piace. Purtroppo è un trend globale, non solo italiano: qualche studioso sostiene che si tratti di una deriva delle democrazie moderne. Ne è stato vittima anche il PD, in epoca veltroniana: un segretario eletto dal popolo che automaticamente è anche candidato primo ministro portandosi alle spalle un partito-comitato, il cosiddetto “partito liquido”, solerte ad organizzare comizi, aperitivi e ad appendere manifesti, ma sempre più svuotato del suo ruolo politico. Sappiamo bene, però, come tale leaderismo fosse “di facciata”, nascondendo notevoli difficoltà a gestire una situazione magmatica.
Forte di questa convinzione, non ho scelto una persona, ma un progetto per il PD e per l’Italia. Leggendo le mozioni e seguendo il dibattito congressuale, mi sono persuaso che l’unico candidato con idee chiare su cosa fare del PD è Pierluigi Bersani. Mi ritrovo nella sua idea di partito forte e organizzato, radicato nei territori e che chiama gli iscritti a scegliere la propria classe dirigente. Un partito che esca dai salotti-bene delle città per interessarsi ed affrontare i problemi della provincia e che sappia farsi carico, oltre a trovare una sintesi tra le diverse visioni, da un lato della formazione politica degli aderenti, dall’altro di un dibattito, di una propulsione elaborativa, di una spinta progressista in grado di cogliere i mutamenti della società e dargli risposte coerenti con i valori che ci caratterizzano. Dico questo perché sono convinto che il PD si trovi di fronte a un’urgenza culturale. E’ un problema comune a tutti i grandi partiti riformisti e lo vediamo dai risultati: quasi tutta l’Europa è governata dalle destre ed il modello socialdemocratico è fortemente in crisi. Ad incidere è stato sicuramente l’impatto di questioni come la crisi economica e la conseguente disoccupazione, nonché l’affermarsi di fenomeni di massa quali l’immigrazione.
Ora il nostro obbiettivo dev’essere quello di elaborare risposte a questi come ad altri nuovi problemi (dalle tematiche ambientali alle questioni bioetiche) senza cadere nel tranello di voler sfruttare le paure e il senso di insicurezza della gente, ma facendo crescere il consenso su proposte organiche e volte al lungo periodo. La nostra politica non deve ridursi all’immediato, all’oggi, ma deve avere basi solide per costruire il futuro, alimentando motivate speranze. Per fare questo serve un partito ben definito, non liquido ossia informe, ma che abbia ben chiaro il raggio d’azione in cui muoversi. Il Partito Democratico deve caratterizzarsi, deve avere un’identità secondo taluni, un’anima, secondo me. E’ necessario mettere mano alla forma di questa formazione politica. Non dobbiamo nasconderci dietro a un dito e dobbiamo riconoscere che qualcosa non ha funzionato in questi primi due anni. Ritengo assurdo, infatti, che un Partito arrivi solo oggi a confrontarsi in un congresso, che faccia fatica a decidere che linea politica darsi, a definire che peso dare agli iscritti e quale ai simpatizzanti, a ragionare nel merito dei ruoli della propria organizzazione interna e del proprio funzionamento. Faccio un esempio semplice: da novembre sono coordinatore di zona per il corsichese. Una carica importante, che mi ha visto impegnato in un lavoro assiduo e intenso sul territorio, che però nasconde un equivoco di base. E’ stato stilato un regolamento dettagliatissimo e forse un po’ bizantino su questa figura. Peccato però che si occupasse essenzialmente di come eleggere i coordinatori di zona, dimenticandosi di definire, salvo poche sparute righe, cosa dovessero fare tali figure. Di fatto, ho sempre avuto l’impressione che chi ha scritto quel documento avesse in mente, più che una figura che si inserisse nel dibattito politico dei circoli tessendo un rapporto con la federazione milanese, una specie di passacarte che si dovesse dar da fare per la campagna elettorale delle comunali. E il partito dov’è? Come può una zona importante come quella del corsichese fare arrivare la sua voce a Milano? In che modo si possono dare degli indirizzi comuni ai vari circoli e ai vari amministratori presenti sul territorio? Fino ad ora, non è dato sapere…
Bersani, nel corso della sua analisi sui mali dell’Italia, a mio avviso coglie nel segno. Il nostro Paese è ormai un paese in cui la perdita del potere di acquisto dei salari e le disuguaglianze sociali generatesi sono difficilmente tollerabili. Si tace su questo tema e si predica ottimismo, additando la crisi come psicologica e, buona ultima, promettendo “un posto fisso per tutti”. Noi, per contro, constatiamo quanto questa crisi stia gettando nel dramma intere famiglie e stia minando il tessuto sociale, minando l’equa redistribuzione delle risorse che dovrebbe essere garantita, ad esempio, dalle tasse.
Prodi ricorda spesso che vent’anni fa la differenza “1 a 40” di remunerazione tra il direttore e gli operai di una stessa azienda generava discussioni a non finire, mentre oggi non ci si stupisce che questa differenza sia anche superiore a “1 a 400”. Questo divario tra ricchi e poveri è ampliato dalla constatazione, come indicano diversi studi internazionali, che l’Italia è il Paese, tra i grandi stati europei, in cui la mobilità sociale maggiormente arranca. In altri termini, è molto probabile che il figlio di un avvocato da grande faccia l’avvocato, mentre il figlio dell’operaio, sarà operaio, o con tutta probabilità, disoccupato.
Per rendere la nostra società più dinamica è necessario intraprendere politiche in grado di rompere le catene di lobby, caste e corporazioni varie. E’ necessario ragionare di meno barriere di accesso alle professioni, di più concorrenza nei servizi, dei sistemi di tutela dei consumatori (es. la class-action, introdotte dallo stesso Bersani all’epoca del governo Prodi ed eliminate recentemente da Berlusconi.
Inoltre è fondamentale rimettere al centro del dibattito il tema del lavoro e dell’economia. Questo dev’essere il primo punto su cui il PD deve muoversi e ragionare. E mi pare che l’unico dei candidati che abbia questa priorità è Bersani: come si dice, “a volte gli accenti fanno la differenza”. Innanzitutto il mondo del lavoro necessita di una seria analisi: sicuramente è cambiato in maniera radicale. Non si può più parlare di classe operaia e capitalisti, ovviamente. O meglio: mentre “i padroni” (passatemi il termine) ci sono ancora, dall’altro lato abbiamo assistito a una esplosione del precariato, suddiviso in una miriade di professioni, anche nuove, molto difficili da rappresentare, e sindacalmente e politicamente. E allora, torniamo ad occuparci prepotentemente di salari, di welfare, di diritti dei lavoratori, di tutele in modo da uscire dall’ottica del dualismo del mercato del lavoro che miete soprattutto vittime giovani.
Parallelamente, però, non possiamo non intervenire sulle difficoltà che il sistema-Italia, fatto di piccole e medie imprese incontra ormai da anni e che necessitano di risposte. E che nessuno finora gli ha dato. Mi riferisco alle infrastrutture, sempre carenti, ad una seria politica industriale del Paese, a un sistema di incentivi, a un rapporto più proficuo con la pubblica amministrazione e con le banche. Senza dimenticarsi di mirati interventi di defiscalizzazione e sburocratizzazione.
Nel PD, a mio avviso, si parla poco delle differenze geografiche esistenti tra le diverse aree del Paese e soprattutto su come riconquistare il Nord. Mentre secondo me è un problema centrale: un Partito che non vince (ossia non capisce) nella zona più dinamica del Paese, lo può veramente governare? Ho sempre detestato sia le risposte proto-leghiste di taluni (le famose “ronde” di Penati) sia il buonismo di altri. Non dobbiamo imitare la Lega: non è nelle nostre corde parlare di Barbarossa, di fuoco alla barba del musulmano, di Roma ladrona, di culto dell’acqua del Po’. Perché sappiamo che non risolve i problemi. Ma abbiamo il dovere di presentarci al Nord con un’alternativa vera e forse Bersani potrebbe essere la persona giusta in tal senso proprio perché è in grado di offrire delle proposte organiche, soprattutto rivolte all’economia e al mondo del lavoro. Non basta (e forse non serve) candidare degli imprenditori del triveneto (ricordo che qualcuno pensava di risolvere il problema candidando Calearo)! Dobbiamo continuare ad interrogarci sugli operai iscritti alla FIOM e votanti la Lega. Lì c’è una buona parte dei nostri problemi.
mar
20
ott
2009
La trattativa Stato - Mafia: intervista a Genchi
Paolo Borsellino - da internet
dal Secolo XIX del 20 ottobre 2009 – Intervista a Gioacchino Genchi di Marco Menduni
"La trattativa c'è stata, ne sono testimone", giura Gioacchino Genchi. Poliziotto, poi super consulente delle procure (fino
al caso dell' "Archivio Genchi), lavorò alle indagini sulla strage di via D'Amelio e la morte di Paolo Borsellino, "Ma fummo fermati. Arrivò l'annuncio che tutto doveva passare nelle mani dei
carabinieri. Ci sono atti inconfutabili del ministero dell'interno a spiegare l'operato dello Stato".
Le Primissime fasi dell'indagine.
"Sin dall'immediatezza della strage l'attenzione si è rivolta alle attività importanti che in quel momento stava eseguendo
Borsellino. In particolare alle dichiarazioni di Gaspare Mutolo, che era l'uomo di fiducia di Toto Riina. Mutolo era già stato sentito da Falcone a Dicembre 1991".
Qual era il suo incarico allora?
"Dirigevo il nucleo anticrimine per la Sicilia occidentale e zona telecomunicazioni, il capo della polizia mi aveva dato un secondo incarico per coordinare meglio l'attività investigativa nel periodo delle stragi. Ero consulente della procura di Caltanissetta"
Borsellino doveva essere fermato dopo le rivelazioni del braccio destro di Riina?
"L'attenzione si concentrò sulla pista dei mandanti esterni proprio per la gravità di Mutolo, che coinvolgevano apparati istituzionali dello Stato, politici, magistrati, uomini dei servizi
segreti e della polizia, medici. Insomma: tutta la "zona grigia" che aveva fatto da contorno a cosa nostra. Proprio partendo da questa ipotesi, si è valutato chi volesse davvero fermare Paolo
Borsellino. I contatti che il magistrato aveva avuto al magistero dell'interno lasciavano ipotizzare che qualcuno, in ogni modo, cercasse di fermarlo per le indagini he sarebbero scaturite dalle
dichiarazioni di mutolo su persone di altissimo livello nelle istituzioni"
La vedova Borsellino ha raccontato che suo marito aveva paura di essere spiato dal monte Pellegrino, dal Castello
Utveggio.
"La signora Borsellino, già molti anni fa mi confermò questa sua impressione che ora ha raccontato alla stampa e che sicuramente aveva già riferito ai magistrati di Caltanissetta. Borsellino aveva già individuato nel Castello e negli uomini un possibile e grave pericolo, fino al punto da imporre alla moglie di serrare le imposte della camera da letto".
Ma chi c'era nel Castello?
"Si era installato un gruppo di persone che erano state all'alto commissariato per la lotta alla mafia. Dopo il cambio di vertice nella struttura con la nomina di Domenico Sica, erano stati tutti spostati al Castello. C'erano ufficiali che erano stati all'alto commissariato, dov'era pure Bruno Contrada, che era capo di gabinetto del commissario De Francesco ed altri soggetti su cui abbiamo svolto delle indagini. Il Castello era in una posizione ottimale per garantire la visuale su via D'Amelio, da dove sarebbe stato facile, anche con un binocolo, avere il controllo della via per far detonare l'esplosivo"
Lei indicò la zona del castello come possibile luogo di appostamento di chi teneva il timer.
"Si. E i sospetti derivano dal fatto che, quando hanno saputo che le indagini si stavano appuntando su quell'edificio hanno smobilitato tutte le attrezzature e sono spariti.
Ma perchè proprio quella zona?
"Questo è l'interrogativo: perchè quell'attentato non è stato fatto a Villagrazia, dove Borsellino villeggiava e sarebbe stato agevole ucciderlo con una pistola, o in via Cilea dove abitava? Perchè in via D'Amelio dove occasionalmente si recava dalla madre? Perchè in quella zona c'era quel "controllo" del territorio, perchè era stato possibile eseguire un'intercettazione telefonica sul telefono della madre e perchè c'era la possibilità di colpirlo in un luogo dove fosse stato poco protetto".
Un'operazione che non sarebbe stata condotta solo dalla mafia.
"C'è la certezza che dal punto di vista dinamico-organizzativo ci siano dei soggetti esterni a cosa nostra che si sono occupati dell'attentato. Per tutte le altre stragi di Mafia, come Capaci, si è saputo del telecomando, di come è stato posizionato l'esplosivo, di come è stato operato. Per via D'Amelio, nonostante le collaborazioni che ci sono state in Cosa Nostra, non si è saputo nulla".
La trattativa c'è stata?
"Fummo fermati, ci fu detto che tutto doveva passare nella mani dei carabinieri che stavano gestendo importanti collaborazioni. Ci hanno tolto tutto manu militari, ci hanno fatto rientrare nel gruppo Falcone Borsellino, un fantoccio di cui la polizia non aveva alcun bisogno. perchè aveva già la squadra mobile, la Criminalpol, e perchè i magistrati Cardella e Boccassini, sono saltati dalla sedia e si sono messi di traverso minacciando le dimissioni dopo l'inspiegabile trasferimento di La Barbera al ministero dell'interno, senza incarico, nell'immediatezza dell'arresto di Contrada e pochi giorni prima della cattura di Riina"
lun
19
ott
2009
25 ottobre: Primarie PD a Cesano
i tre duellantiDomenica 25 ottobre anche a Cesano si voterà per le primarie del Partito Democratico.
Oltre al segretario nazionale, si voterà per scegliere il segretario regionale ed i membri delle rispettive assemblee.
A Cesano Boscone si voterà:
■ per Cesano centro presso l’ormai abituale sede ACLI, in via Pogliani, accanto al cinema Cristallo.
■ per i quartieri Tessera e Giardino, utilizzeremo la sala “Ilaria Alpi”, inserita nel contesto del Centro Civico, via Turati.
Per chi volesse approfondire: venerdì 23 ottobre alle 20:30 presso la sede del PD di Corsico, via Vittorio Emanuele (di fronte al ponte) potremo assistere alla proiezione dell’ultimo confronto tra Bersani, Franceschini e Marino.
dom
18
ott
2009
Sono contro l'ora di religione (musulmana) a scuola
un momento di preghiera a La MeccaApprendo oggi, tramite un sms della TIM, che i cosiddetti “finiani” (con il plauso di D’Alema) intendono proporre l’inserimento dell’ora di religione musulmana a scuola. In questo caso, non importa tanto ciò che io penso della religione in genere e di quella musulmana in particolare (mi dico spesso: “è più giovane del cattolicesimo di quasi 600 anni e non a caso corrisponde al cattolicesimo di 600 anni fa” – visione semplicistica ma in qualche modo accattivante), ma dell’idea di laicità nel nostro Paese con particolare riguardo alle istituzioni.
Non ritengo infatti che sia un esempio di tolleranza aprire all’insegnamento delle Sure del Corano nelle classi perché già trovo un equivoco di non poco conto l’insegnamento della religione cattolica. La scuola dev’essere laica e non deve promuovere nessuna forma di culto. Non bisogna chiedere alle istituzioni di dare spazio ad un’organica presenza di qualche forma di “credo”, questo è dovere dello Stato e dei cittadini. Mi spiego meglio: inserire la religione in un contesto statale significa “contaminare” le strutture dello Stato, significa portare la religione dentro l’assetto, facendo sì che ne diventi parte integrante e propulsiva. Non è più uno stato laico. Contrariamente, lo Stato “tollera”, freddamente accetta e rispetta (se compatibili) le religioni ed il loro culto come qualcosa di indipendente e separato. A mio avviso nel concetto di tolleranza è connaturata un’idea di alterità, di distacco, di esterno da sé. E che comunque non si mischia, non si contamina: la stabilità delle istituzioni, la loro intima coerenza è legata anche a questo. Una macchina pubblica di cui una qualsiasi religione è mattone, non potrà escludere altre religioni quando queste saranno rappresentative di settori consistenti della società. L’esempio più stupido è il crocefisso: il fatto che sia appeso, apre la strada all’affissione di altri simboli religiosi. Se non ci fosse, sarebbe più difficile rivendicare la presenza di altre icone. Si potrebbe affermare: “non è questo il posto. Sarebbe fuori luogo”. Ma non lo si può fare se al muro c’è I.N.R.I. Ripeto che è un esempio su cui non insisterei in altri contesti e di nulla importanza, ma è chiaro ed il ragionamento di base è comune ad altre situazioni.
Fondamentalmente Fini parte dal presupposto appena enunziato: essendo insita nello stato una forma di credo (quella cattolica), a rigor di logica non si può non permettere a un’altra fede di entrare a farne parte. Spesso, però, parallelamente ci sono resistenze all’apertura di moschee, nonostante sia un sacrosanto (mai aggettivo fu meglio usato) diritto di libertà di culto: in pratica si tratta di un chiaro controsenso e di un ribaltamento di come dovrebbero funzionare le cose.
In uno Stato veramente laico, a scuola non si dovrebbe trattare il tema religioso. Ci sono altre cose di cui l’istruzione si deve occupare. Fuori da tale contesto, però, ognuno dovrebbe essere libero di professare, anche in forma organizzata, la religione in cui crede. E dovrebbe poter frequentare anche appositi spazi nei modi in cui meglio crede. Fini, che vorrebbe inserire l’ora di religione musulmana nel nostro insegnamento, è la stessa persona che dice che gli imam dovrebbero predicare in italiano. Quindi da un lato concede all’islam di entrare a far parte organicamente dello Stato, dall’altra si intromette per chiedere alla religione di usare la nostra lingua. Ossia, io-stato italiano divento un po’ musulmano, tu religione diventa un po’ italiana. Non sta forse proprio tutto qui il concetto di religione di Stato? Sulla filosofia che sposa, non mi pare che Fini abbia abbandonato così tanto le sue origini…
Io, che sono laico e relativista, sono di avviso completamente opposto: niente religione a scuola, se vuoi pregare hai il diritto di aprire una moschea dove puoi pregare nella lingua che preferisci. In ogni caso, per me, una soluzione come quella sponsorizzata da Fini, è un arretramento: un altro pezzetto delle istituzioni cede a una fede, si riduce la laicità delle istituzioni. Scusate: è mai possibile che nella guerra di religione che qualcuno ci vuol far credere in atto, a perdere siano i non credenti?
gio
15
ott
2009
Un Presidente Operaio non basta più contro questa sinistra...
gio
08
ott
2009
Sulle Primarie: ne sono un sostenitore e quindi ne voglio sempre meno
dal sito di Edoardo BaraldiTra pochi giorni, per la seconda volta saremo chiamati ad eleggere il segretario nazionale del Partito Democratico attraverso le primarie. Questo strumento, fondativo e caratterizzante del PD, è oggi uno dei temi al centro del dibattito congressuale. Sicuramente, le maggiori differenze fra i tre candidati alla Segreteria, sono ascrivibili all’idea di partito e si segnala in tal contesto la visione bersaniana, che io sposo, di un partito forte, militarmente strutturato e capillarmente radicato nei territori. In netta antitesi con l’idea di Partito Liquido che affollava i sogni di Veltroni.
Scopro subito le carte: sono convinto che le primarie siano utili, ma che rappresentino il “vestito della festa”, ossia quell’abito da utilizzare in sparute e importanti occasione al fine di non farlo sgualcire.
Dico questo perché non mi è piaciuto come il PD si è avvalso delle primarie in questi due anni di vita. Prima di tutto, bisognerebbe chiedersi se è lecito che chiunque possa votare per gli organismi dirigenti. Partiamo proprio dal 25 ottobre: perché anche persone che non seguono la vita di partito, che non ne conoscono le dinamiche, che hanno un’immagine solo parziale e di facciata dei vari candidati devono avere la possibilità di eleggere Bersani, Franceschini o Marino? La stragrande maggioranza della gente che verrà a votare in quell’occasione ha idea di come i tre hanno intenzione di lavorare all’interno del partito? Il segretario che verrà eletto rispecchierà le volontà degli iscritti o avremo un partito propenso per una mozione e un segretario di un’altra? Ammetto, in ogni caso che la scelta del segretario nazionale è un caso limite e, nonostante quanto dicevo sopra, l’impiego delle primarie in tale contesto, ha un suo fascino.
Ha un senso, però, se il candidato segretario, automaticamente, diventa in seguito candidato primo ministro. Su questa ipotesi ci sono pareri discordanti: personalmente non mi è mai piaciuta. Odio, infatti, il processo di personificazione della politica, il riconoscersi in una sola persona quasi che da sola rappresenti una forza politica. Inoltre, ritengo possibile che un segretario candidato premier, da un lato riduca l’indipendenza del partito in caso di vittoria, dall’altro delegittimi il segretario in caso di sconfitta. E’ quello che avvenne per Veltroni: parlando di vocazione maggioritaria, dell’andare da soli, si è trovato con un buon risultato del PD (il migliore ottenuto ad oggi), ma con una sonora batosta nei confronti della destra. Un Veltroni non candidato premier (scenario forse impossibile per l’epoca) avrebbe probabilmente avuto vita più facile nel gestire il PD, a fronte del 34% ottenuto alle politiche.
Ma, come dicevo, al di là dei livelli nazionali, abbiamo abusato di questo strumento, anche localmente. Impossibile non ricordare, ad esempio, le assurde “primarie estive” per l’elezione del segretario metropolitano. In quell’occasione votammo per due persone, Casati e Antoniazzi, che erano sconosciute anche a noi iscritti. Che senso aveva allargare a tutti quelle primarie? Tale figura, pur importante, ha una visibilità minima e deve fare un grande lavoro interno al partito. Per sua natura con gli elettori avrà sempre poco a che fare.
Chi porta in palmo di mano le primarie, ne sostiene l’impiego in quanto straordinario strumento di partecipazione e di coinvolgimento nelle decisioni. Secondo me, lo possono essere, non è detto che lo siano.
Chiediamoci: lo sono state finora? In che misura abbiamo influito sull’esito delle primarie a cui abbiamo partecipato? A mio parere, quasi mai.
Se ci penso, L’esito delle primarie per Veltroni era scontato. Così come lo è stato in epoca pre-PD quello di Prodi. E nella sostanza, dopo il passaggio nei circoli, ritengo sia scontato anche l’esito delle primarie del 25. Sebbene ammetto che all’inizio di tutta la trafila, anche io, avendo profonda stima di Franceschini, pensavo a un testa a testa. Ma sappiamo che vincerà Bersani, così come l’estate scorsa sapevamo che Casati sarebbe diventato il segretario metropolitano.
Preferirei glissare sulle liste collegate ai candidati: si viene eletti per partecipare ad assemblee a cui partecipa in media un migliaio di persone e in cui, quindi, il potere di questi delegati è pressoché nullo. Nonostante ciò, è tragica la bagarre che si scatena per entrare a far parte di queste liste collegate: è come accoltellarsi per un anello di bigiotteria (e sono stato buono). In questo, ad esempio, emerge l’aspetto inutilmente destabilizzante delle primarie. A mio avviso le liste servono anche per fare da traino sui territori, vedendo alcuni personaggi locali direttamente in gioco, ma la presenza in tali circostanze riflette più un riconoscimento del prestigio e della considerazione, piuttosto che un’utilità reale. Menziono soltanto che anche su queste liste (bloccate, ovviamente) vengono paracadutati candidati che nulla hanno a che vedere con il territorio in cui si presentano, rispondendo solo a criteri di appartenenza a gruppi e correnti. Cencelli docet.
Ho in mente un solo episodio nel passato in cui il risultato delle primarie non fosse già scritto. Mi riferisco alle primarie di circolo in cui si votava per eleggere i membri del coordinamento. E in virtù di questo, in alcune località sono state un dramma.
Mi spiego meglio. Faccio il caso di molti circoli che conosco. Votammo, anche in tanti, per definire l’assetto del PD locale. Oltre a segnare una netta divisione tra gruppi belligeranti e a creare acredini fin dall’inizio, vennero elette molte persone poco attive e che si sono via via perse nel tempo. L’affermazione di queste, inoltre, penalizzò alcuni veri attivisti e soprattutto i giovani alle prime esperienze, meno conosciuti e smaliziati di altri. Il risultato, spesso, sono stati circoli divisi e con coordinamenti poco attivi e capaci. E allora domando: servono in questo caso le primarie? Domanda retorica: credo proprio di no. A mio avviso è meglio che siano gli iscritti, ossia persone più vicine alla vita di partito, a decidere la propria classe dirigente locale.
Da quanto esposto, sembra di essere in presenza di un feroce oppositore delle primarie. Non è vero. Anzi. Ritengo questo strumento molto prezioso in alcuni casi.
Potrei dire che per le cariche elettive monocratiche, quali sindaco, presidente della provincia, regione e candidato-premier sono utilissime. Bisogna sempre distinguere le situazioni, ma uscire bene dalle primarie è il miglior biglietto da visita, la migliore pubblicità che un candidato possa farsi.
In talune circostanze possono servire anche per correggere delle situazioni: penso, ad esempio, a Sindaci che possano aver perso di credibilità nel proprio paese e alla loro sostituzione con candidati più apprezzati e con più possibilità di vittoria alle amministrative.
Infine torno ad un’ipotesi mai presa troppo in considerazione, perché è quella più destabilizzante per la nomenklatura: utilizzare le primarie per determinare la composizione delle liste del PD alle elezioni dei vari livelli. E’ ovvio che è auspicabile tornare a liste non bloccate laddove il Porcellum ha imposto questa terribile forzatura. Ma oltre a essere una piccola compensazione a questa legge vergognosa di Berlusconi e masnada, ed indipendentemente da ciò, questo strumento contribuirebbe più di ogni altro a dare la tanto agognata rappresentatività ai territori e a presentare finalmente candidati riconosciuti e probabilmente vincenti. Allora sì che daremmo l’immagine di un partito veramente democratico.
mer
07
ott
2009
Silvio: 72% della stampa è di sinistra (perchè non il 70?)
Daniele LuttazziDopo aver gioito della notizia della bocciatura del lodo Alfano da parte della Consulta, in tarda serata ho appreso delle farneticanti dichiarazioni di Silvio Berlusconi. Al solito, la reazione è stata un minestrone delle solite panzane: si è lamentato, ad esempio, di dover sottrarre un’ora della sua attività dedicata alla cosa pubblica per andare a difendersi in tribunale. Peccato che nel conteggio delle ore di lavoro perse in passato, non avesse annoverato quelle impiegate per timbrare il cartellino con escort e puttanume vario. Vabbò.
Mi ha colpito molto quando, sempre parlando della "piovra" rappresentata dalla sinistra italiana, ha detto che il 72% della stampa parteggia per la minoranza. Subito mi sono chiesto il perché del 72%... o meglio: perché 72 e non 70? E la risposta mi è venuta ricordando un’acuta osservazione di Luttazzi che riporto in seguito (da Bollito Misto con Mostarda):
E’ quello che capita quando hai al governo degli imbroglioni. Conferenza stampa di fine anno. Berlusconi annuncia: - La politica economica del Governo aumenterà il potere d’acquisto del 2.2% -
Notare il “virgola 2”, il segno che abbiamo a che fare con un professionista del bluff. 2% poteva sembrare inventato. Perché non 3%? Perché non 4%? 2.2% è scientifico.
“il potere d’acquisto aumenterà del 2.2%”. Un giornalista straniero, che non sa come funzionano certe cose in Italia, a questo punto fa la seconda domanda e chiede: - Come? -
Panico in sala stampa.
- Cosa ha detto? Ha fatto la seconda domanda… Ma si può fare? -
Berlusconi è nel suo elemento. Dice: - glielo spiego subito, caro giornalista straniero. Sommando lo 0.7% che deriva dalla politica dei prezzi (due giorni prima, CONFCOMMERCIO l’aveva definita una bufala) + lo 0.8% della riduzione delle tasse (una truffa come avete visto in busta paga) + lo 0.7% da incremento spontaneo del potere di acquisto (cioè per magia!) -
Ed ecco a voi il mago Oronzo!
Una tecnica retorica che però funziona, perché i giornalisti hanno pensato:
- Un attimo, verifichiamo. 0.7 + 0.8 + 0,7 = 2.2 ehi, ha ragione! –
Quindi la motivazione può essere questa: 72% anziché 70, perché 72 è scientifico, quindi più credibile. L’unica differenza con il caso riportato sopra è che in questo contesto si va in doppia cifra. Da cui discende che una virgola sarebbe stata poco probabile. Inoltre aveva da poco detto che il suo consenso presso gli italiani è al 70%. Non poteva, un venditore di pentole professionista come lui, ribadire per due volte la stessa cifra.
Tutto sommato apprezzo la furbizia di Berlusconi: in un momento così difficile è stato più credibile lui che doveva abbozzare una linea difensiva in un attimo, piuttosto che il suo avvocato Ghedini, che ha avuto del tempo per prepararla. Sono convinto che quest’ultimo, affermando che “La legge è uguale per tutti, ma non necessariamente lo è la sua applicazione”, abbia scritto almeno metà della sentenza con cui i giudici hanno bocciato il Lodo Alfano.
mer
07
ott
2009
La Consulta si è espressa: il tappo è saltato!!!
La Consulta: il lodo Alfano è illegittimo.
dom
04
ott
2009
Lettera sulla posizione del PD cesanese sullo scudo fiscale
Il volantino dei Giovani DemocraticiLettera pubblicata sul sito www.mi-lorenteggio.com
Gentile Direttore,
Le scrivo in merito all’articolo relativo all’ultimo consiglio comunale. In quel contesto si afferma che l’assessore alle politiche economiche, Francesco Francica, e per concordanza io, sarebbe favorevole allo scudo fiscale. In realtà l’assessore, parlando e in veste di amministratore pubblico e come tecnico asseriva esattamente il contrario.
Il suo parere invece, sposato in seguito dagli interventi di Addonisio, mio e di Giovanni Bianco, riflette la gravità di questo provvedimento in quanto rappresenta un duro colpo per il cittadino che correttamente paga le tasse mentre è una vera panacea per chi, in barba alla legge, ha esportato ricchezze all’estero. Infatti per poter rimpatriare ingenti somme basterà pagare un’aliquota minima del 5%. In pratica è un condono fiscale. Ma non solo.
Non per niente, nel mio intervento ho voluto proprio sottolineare come lo scudo fiscale di fatto rappresenti un’amnistia. Con questo provvedimento, infatti, verranno estinti i reati penali relativi all’omessa e infedele dichiarazione dei redditi. In più, grazie ad un emendamento approvato in Senato, verranno “scudati” alcuni reati considerati gravi fra cui la falsa rappresentazione di scritture contabili obbligatorie, l’occultamento o distruzione di documenti, false comunicazioni sociali (falso in bilancio).
I risvolti di questa legge sono drammatici. E’ cosa scontata che favorirà tutti quei soggetti, in primis le organizzazioni mafiose, il cui principale problema non è tanto reperire le risorse, quanto portare a termine onerose operazioni di riciclo (da cui in genere si ricavavano cifre intorno al 30% del denaro da pulire).
Quindi il nostro parere su questo ennesimo “condono” di Berlusconi non può che essere estremamente negativo. Il Partito Democratico si è sempre opposto all’estensione di provvedimenti come i condoni che premiano i furbi, mentre crede che bisognerebbe riprendere una seria lotta all’evasione fiscale.
L’atteggiamento del PD in consiglio comunale è stato chiaro e coerente. Gli esponenti che si sono espressi in quell’occasione hanno tutti puntato il dito contro questa ennesima discutibile iniziativa del Governo. Nel mio caso specifico, posso dire che ne sono proprio indignato: ne è testimonianza l’articolo ironico che ho scritto sul mio blog negli ultimi giorni, in cui traspare anche quanto io sia inferocito contro i miei compagni di partito che hanno disertato le aule parlamentari, permettendo, anche grazie alla loro assenza, che questa proposta diventasse legge.
Alfredo Simone Negri -Capogruppo PD in Consiglio Comunale di Cesano Boscone
gio
01
ott
2009
Tregua tra i clan della camorra!
Lo scudo dei TemplariDopo anni di guerre, finalmente è scoppiata la pace tra i clan della camorra: i boss latitanti, riunitisi per l’occasione presso l’hotel prospiciente l’area di servizio dell’uscita autostradale Napoli-Sud, hanno però precisato si tratta soltanto di una tregua. Quindi negli ultimi tre giorni non sono stati commessi crimini efferati, solo un omicidio da parte dei “kitt-e-muert”, perché come ha detto Don Pasquale Squitinzi, capo mandamento di Casoria (nonché padrino di battesimo di Noemi Letizia), “era una roba vecchia, programmata da tempo… anche la famiglia della vittima già sapeva”.
Sono finalmente state ascoltate le preghiere dei tanti boss che stanno soffrendo in carcere: dopo anni di estenuanti e sempre più difficili raggiri, lo Stato Italiano è intervenuto per sanare una situazione intollerabile. Con le consuete operazioni di riciclo, di 100 euro da ripulire, dopo tutta la trafila ne rimanevano al massimo 30. Ora grazie allo scudo fiscale, basterà intestare delle cifre a qualche prestanome, magari un imprenditore, e di quei 100 euro se ne perderanno solo 5! E ben venga che quei soldi pagati come aliquota allo Stato siano utilizzati a fin di bene: sarà proprio grazie ai soldi “scudati” della camorra che, magari, verrà ricostruito l’Abruzzo!
Quindi, abbassate le armi, i boss hanno deciso di scrivere congiuntamente una lettera di ringraziamenti a Berlusconi e Tremonti per lo Scudo Fiscale. Una boccata d'aria... Ci voleva proprio! Quando si dice “un governo amico”!
Tra le righe, i magnanimi camorristi hanno espresso elogio e solidarietà ai parlamentari PD assenti al momento del voto. Senza il loro decisivo contributo, questi sparuti momenti di gioia e serenità non sarebbero stati possibili!
mer
30
set
2009
E sono 73: il regalo più bello è quello di Penati!
Penati e Bersani - dal sito www.filippopenati.itIeri Berlusconi ha festeggiato in Abruzzo il suo 73esimo compleanno. Una ricorrenza allietata da un inaspettato, quanto gradito regalo: le imbarazzanti dichiarazioni del coordinatore nazionale della mozione Bersani, Filippo Penati. Questi si è contraddistinto con una sortita volta a delegittimare Dario Franceschini (“I 2/3 del Partito non stanno con Dario”) e ad incoronare anzitempo Pierluigi Bersani.
Un uomo dell’esperienza dell’ex Presidente della Provincia, non doveva incorrere in questo errore. Per tutta una serie di motivi che vado a spiegare.
Mi sia permesso, però, un passo indietro. In questi giorni ho partecipato al congresso del mio circolo, ho avuto l’onore di fare da relatore alla mozione Bersani in altri comuni e ho parlato con vari esponenti del PD di altre zone. Ovunque emerge la soddisfazione per una fase che ha saputo, nella nullità odierna della politica italiana, riaprire il dibattito politico, riaccendere interessi, spostare l’asse della discussione dei circoli dai temi locali verso i tanto salutari “voli pindarici”. Ed è stata data l’impressione di un partito aperto, che vuole condividere, che vuole aprirsi alla società. A Cesano ho rivisto persone di sinistra che hanno sempre criticato il PD e che si sono appassionate alle iniziative che abbiamo organizzato. Sulla stampa locale, ci sono state riconosciute “partecipazione e trasparenza”. Insomma, al di là delle mozioni, abbiamo trasmesso messaggi positivi e nel nostro piccolo abbiamo mobilitato l’opinione pubblica su questo appuntamento determinante per la vita politica italiana. I grandi mezzi di comunicazione, invece, hanno seguito il congresso del PD con un certo distacco e, soprattutto da destra, attendendo furtivamente qualche scivolata.
Eccoci, ci ha pensato Penati! Il suo intervento è stato decisamente inopportuno. Innanzitutto, Pierluigi Bersani non è ancora il segretario del Partito Democratico. Manca ancora uno step, le primarie del 25 ottobre. E’ vero: non ci piacciono granché perché molti di noi bersaniani non credono che le figure e gli organismi del partito vadano definiti con questo strumento. Ci sono degli iscritti che hanno tutto il diritto di scegliere i propri dirigenti e quindi anche il Segretario. In ogni caso, attualmente, lo Statuto prevede che tale incarico sia da assegnare con queste modalità. C’è una regola e noi dobbiamo rispettarla. Anche se il pronostico ci da vincenti, dobbiamo sostenere il ruolo del segretario in carica. Dario Franceschini, segretario del PD. Il “nostro” segretario.
Oltre ad aver scavalcato il proprio leader (anche questa è una pessima abitudine che vorremmo sconfessare), Penati da l’impressione di aver esternato la sua soddisfazione per aver vinto una battaglia di potere, con tanto di remore e cattivi istinti verso gli sconfitti. Insomma ha contribuito a fornire l’idea del PD alle prese con le solite rese dei conti, in balia dei personalismi e delle coltellate. Tutto il contrario del progetto di partito che è propugnata dalla mozione Bersani.
Infine, si sa che l’ormai imminente vittoria dell’ex ministro non sarà scevra di conseguenze: in casa PD si sta preparando un terremoto e c’è chi è pronto ad evacuare (il neo pubblicista Rutelli, ma non solo). Molti temono, in particolare i centristi, che il partito di Bersani operi una svolta a sinistra perdendo il suo messaggio originale di forza riformista, frutto di un bilanciamento armonico dei partiti del centro-sinistra. In questo clima di allarme, giunge proprio inopportuna la scossa di Penati. Contribuisce solo a peggiorare la situazione e a far affrettare qualcuno a preparare le valigie.
Intanto regala a Berlusconi nuovi spunti (recentemente ne ha veramente bisogno perché l’abbiamo visto non poco annacquato) contro il PD delle divisioni e contro la nostra mozione, alla guida del partito, che verrà presentata come l’apparato assetato di sangue e di potere. E la corona che lo stesso ex Presidente della Provincia di Milano si è affrettato a mettere sul capo di Bersani, per il momento è fatta di spine.
lun
28
set
2009
Cosa non si fa per non fare la ricevuta!!!
una vignetta di Mauro BianiSettimana scorsa mi sono recato nel casertano per raccogliere dei campioni di uva da utilizzare nei miei studi. Vanno via tre giorni: due di viaggio e quello centrale dedicato al duro lavoro. Questa volta ho avuto la sfortuna di andarci da solo: un viaggio di 1500 km in solitaria su un Kangoo a 110 km/h e senza autoradio. Quasi un’esperienza mistica: così mistica che quando scopri che parti in ritardo perché qualche pirla ha sbagliato la prenotazione dell’auto, che raccoglierai uva da solo per ore perché all’ultimo si sono dileguati i tirocinanti che ti dovrebbero dare una mano e che pure piove, beh, sotto le tue ingiurie cade uno stuolo di santi, beati e figure religiose in genere.
In ogni caso, giovedì arrivo alla meta verso mezzogiorno. Decido quindi di andare a mangiare per poi intraprendere il duro lavoro di campo nel pomeriggio. Nel folto dell’inquietante campagna casertana, scorgo un bel agriturismo e decido che in quel luogo andrò ad assaggiare qualcosa di tipico. Effettivamente mangio proprio bene: dopo un primo, di cui non ricordo il nome (si trattava di una pasta all’uovo locale – buonissima) sono già satollo e soddisfatto e do il colpo di grazia con il dolce. Mi dirigo a pagare, chiedo il conto e la giovane cameriera mi dice: “dieci euro”. Tiro fuori la mia bella banconota e gliela consegno attendendo in cambio la ricevuta. La cameriera mi guarda incerta e i sento in dovere di precisare: “mmhhh… mi farebbe la ricevuta?”. Imbarazzata, in evidente difficoltà, si dirige verso le cucine: “Mamma, puoi venire un attimo?”. Arriva tutta trafelata la madre. “Il signore ha bisogno della ricevuta” le spiega tutta preoccupata la figlia.
“Ogghei, ora facciamo” risponde sicura la madre e comincia a frugare in una cassapanca d’epoca. Dall’antico mobilio comincia a uscire di tutto: dalle tovaglie ai tovaglioli e solo alla fine, probabilmente da un angolo sul fondo, spuntano i libretti per le ricevute. Senza neanche aprirli, la signora si rivolge nuovamente a me: “Però ci sta un problema…”.
“Oddio – penso fra me e me – chissà cosa mi va a tirar fuori questa…”. E la furba signora ricomincia: “E’ finito il libretto. Ora bisogna avviarne uno nuovo e mi serve mio marito perché io non so dove mettere le mani. E purtroppo mio marito non sarà qua prima delle 2”.
Capita l’antifona, sebbene il display del cellulare scandisce le 13:15, mi stuzzica il gioco: “Mah, sa… in realtà piove… devo andare a raccogliere l’uva. Posso anche aspettare suo marito”.
Per assurdo, di fronte alla mia battuta l’atteggiamento della signora cambia: “Vabbè, mi dispiace doverla tener qua fino alle 2. Vediamo cosa posso fare. Ecco questo è il libretto nuovo… vediamo un po’… ecco sì, qui si compila così…”. Insomma, nonostante il triste presagio, con mia grande soddisfazione esco con ricevuta dall’agriturismo alle 13:18. Ho guadagnato ben 42 minuti!!!
mar
22
set
2009
Congresso PD: una proposta anti-cammellaggio per il futuro
il cammellaggio
Si sta svolgendo in questi giorni in tutti i circoli PD d’Italia la prima fase del Congresso che condurrà alle primarie del 25 ottobre. Da più parti, però, si sono levate voci volte a denunciare che nei rispettivi circoli si sono verificati episodi di “cammellaggio”. Per cammellaggio si intende la pessima, ma antica, consuetudine da parte di qualche esponente, di far iscrivere parenti e sodali al fine di disporre di una “ciurma” che, nelle occasioni che contano, sia disponibile a votare a seconda delle indicazioni del politico di turno. Si tratta ovviamente di gente che nulla ha a che fare con il Partito e che mai, salvo quando si vota, è presente.
E’ inutile indagare cosa si nasconde dietro questa pessima abitudine: si tratta ovviamente di meccanismi clientelari di vario livello che poco dovrebbero avere a che fare con la politica e che mirano solamente alla prevaricazione e al raggiungimento del potere. Nel Partito Democratico non possiamo tollerare che queste cose accadano. Se si ricorre a questi “mezzucoli”, viene meno l’idea stessa del rinnovamento e, anche la centralità da un punto di vista ideale, culturale e sociale, di questo primo congresso del PD, passa in secondo piano. Se negli anni a venire non avremo il coraggio di sconfiggere queste modalità di fare politica, avremo fallito.
Avremo fallito perché un partito che poggia su queste basi paludose non potrà distinguersi a livelli più alti per comportamenti più consoni e volti allo scatto morale che predichiamo.
In realtà il nostro statuto al comma 7a dell’articolo 2 recita:
“Gli iscritti e le iscritte al Partito Democratico hanno inoltre il dovere di partecipare alla vita democratica del Partito”
E’ evidente che, per come enunciato, chi si presenta solo nelle occasioni in cui si vota, non può essere considerato un iscritto che adempie alle proprie responsabilità. Ma, sempre per la maniera in cui ci si esprime nello Statuto, tale individuo non è praticamente sanzionabile.
E allora, perché non pensare di specificare questo comma in maniera tale da escludere dal voto tutti quegli iscritti che non partecipano, i nostri cari “cammelli”? Una proposta, piuttosto semplice, che mi viene in mente è di impedire qualsiasi operazione di voto a tutti gli iscritti che non siano presenti almeno al 10% delle riunioni che un determinato circolo indice.
Certo, obbligherebbe i nostri coordinatori (segretari?) a fare l’appello, o a verbalizzare i presenti (cosa che peraltro molti già fanno). Ma eliminerebbe automaticamente tutte quelle persone che non hanno mai varcato la nostra soglia e che quindi, non conoscendo affatto né le personalità né le modalità in cui lavora un circolo, non hanno gli strumenti per potersi esprimere sulla nostra classe dirigente e sulla definizione del nostro organigramma a tutti i livelli.
Ritengo che ricorrendo a misure come questa si possa formare una struttura di partito migliore e più funzionale dove vedremo qualche giovane prendere il posto di qualche “beduino”.
lun
21
set
2009
Congresso PD - Lettera al "Sì o No"
Un puzzle?!?!
Questa lettera è stata pubblicata sul settimanale “Sì o No” del 11 settembre 2009.
Egregio Direttore,
Le scrivo per segnalare a Lei e ai Suoi lettori che nel corso delle prossime settimane anche i circoli PD della nostra zona saranno protagonisti del I° Congresso del Partito Democratico. Riteniamo che si tratti di un evento storico (in seguito spiegherò perché non mi pare eccessivo questo termine), atteso e invocato da mesi perché era visto da molti come l’unica via di uscita dalla situazione di impasse che il PD ha incontrato nell’ultimo periodo.
Sarebbe un errore considerare il Congresso esclusivamente come il momento in cui si va a scegliere una persona per ricoprire il ruolo di segretario del Partito. Errore peraltro già commesso in passato quando dalle primarie del 14 ottobre 2007 sbucò, senza troppe sorprese, il nome di Walter Veltroni. Ma in quella fase mancò un vero e proprio dibattito: ci fu uno schieramento di massa alle spalle dell’ex Sindaco di Roma, oltre all’idea, a mio avviso criticabile, di una struttura leggera, più comitato elettorale che partito, più su internet e nei salotti che radicato sul territorio e capillarmente organizzato. Non possiamo poi dimenticare che l’improvviso avvento delle elezioni politiche fece scivolare il PD in un vortice che rese temporanea e precaria la costruzione del neonato partito.
Oggi conosciamo le difficoltà del Paese. Constatiamo giorno per giorno che Berlusconi non è in grado di governare l’Italia e sono evidenti “le crepe” nel muro delle alleanze su cui si sostiene. Le difficoltà che il Partito Democratico ha incontrato, però, non sono legate solamente alle anomalie italiane. E non nell’ottica esclusiva del nostro quadro politico dobbiamo costruire l’alternativa alle destre. Non è un caso, infatti, che in questo momento di recessione economica e di esplosione di fenomeni di massa, quali l’immigrazione, che generano insicurezze diffuse, le destre abbiano preso il sopravvento nella maggioranza dei paesi del Vecchio Continente. Parallelamente si assiste a una crisi della sinistra e dei partiti riformisti europei, legata anche alla difficoltà di comprendere i cambiamenti della società e di riuscire, in un contesto così delicato, a proporre idee e progetti nuovi che riescano a dare degli indirizzi organici e di prospettiva alle proprie scelte. Il pensiero della sinistra deve essere rifondato.
Si tratta, a mio avviso, di un problema prima di tutto culturale: il congresso deve porre le basi affinché si avvii nel PD un dibattito che porti, se non a definire un’identità (concetto forse opprimente), quantomeno a tracciare delle prospettive e a far crescere nella gente la speranza nel futuro. Bisognerà trattare i grandi temi: da quelli di sempre (il ruolo dell’economia, il lavoro, la scuola, l’immigrazione, laicità, la forma-partito, le alleanze) a quelli che finora sono stati tenuti a margine, ma che sono sempre più importanti come l’ambiente e la bioetica. E’ proprio per questa necessità di arricchire il dibattito ed approfondire la riflessione che nel Sud-Ovest milanese profonderemo molte energie per far sì che il Congresso sia innanzitutto un momento di grande confronto. Stiamo lavorando per organizzare più momenti di presentazione e studio delle tre mozioni anche attraverso prestigiosi ospiti. Le nostre iniziative sono ovviamente aperte al pubblico attento e curioso che esortiamo a partecipare.
Al di là delle scelte che ognuno farà, c’è la consapevolezza di presentare tre ottimi candidati che vantano profili interessanti e i cui documenti programmatici, pur ponendo l’attenzione su questioni diverse, denotano in fondo dei tratti similari, risultando a volte complementari, e facendo intuire che un senso di appartenenza a un comune progetto esiste. Nonostante i tanti uccelli del malaugurio (e qualche regolamento eccessivamente complesso e articolato), mi dico ottimista: leggendo le mozioni di tutti e tre candidati, infatti, traspare l’immagine di un Partito Democratico che, se riuscirà a restare unito, finalmente saprà verso quali porti salpare.
Alfredo Simone Negri
Coordinatore di Zona del Partito Democratico
lun
21
set
2009
Gli appuntamenti del Congresso PD a Cesano
Bandiere sventolate ad una recente manifestazione
Il congresso di Circolo del PD di Cesano Boscone si svolgerà il 25 e 26 settembre presso la Sala Ilaria Alpi nel centro Civico di Via Turati, con il seguente calendario e svolgimento dei lavori:
Venerdì 25 settembre dalle 20 alle 23.30
· Alle 20 in apertura del Congresso, viene messa ai voti e costituita la presidenza.
· Segue relazione introduttiva della Segreteria del Circolo PD di Cesano Boscone.
· Da parte di un Rappresentante di ciascuna candidatura, vengono rappresentate le linee politiche delle tre mozioni collegate ai candidati. Ognuno entro un tempo massimo di 15 minuti.
· Apertura del dibattito.
Sabato 26 settembre dalle 15.00
· Presentazione delle liste dei delegati al congresso provinciale collegate alle tre mozioni
· Ripresa del dibattito
· Ore 16.00 inizio delle votazioni (con voto segreto) fino alle ore 20.00
· Scrutinio immediatamente dopo la conclusione delle operazioni di voto. Lo scrutinio è pubblico.
Chi può partecipare al congresso di Circolo:
· Ai congressi di circolo possono partecipare con diritto di parola e di voto tutti gli iscritti regolarmente registrati alla data del 21 luglio 2009
· Le riunioni di circolo sono aperte alla partecipazione degli iscritti, elettori e simpatizzanti del Partito Democratico, quindi anche i non iscritti possono assistere ai lavori.
Le mozioni si possono ritirare in sezione presso il Centro Civico di via Turati martedì sera dalle 21 alle 23 o scaricare da internet sul sito del Partito Democratico - sezione Congresso
lun
21
set
2009
Invito al congresso - di Paola Piazza

VERSO IL CONGRESSO DEL PARTITO DEMOCRATICO
PER SCEGLIERE LEADER E LINEA POLITICA
Mozione Pier Luigi Bersani “idee per il PD e per l’Italia”
Mozione Dario Franceschini “Fiducia, Regole, Uguaglianza, Merito e Qualità”
Mozione Ignazio Marino “Vivi il PD, cambia l’Italia”
Cara Democratica, Caro Democratico,
ci siamo: il Primo Congresso del PARTITO DEMOCRATICO è iniziato. Un appuntamento importante per discutere le mozioni, per reagire al declino dell’Italia, per rendere più efficace l’opposizione democratica, per costruire un’alternativa di governo e per tornare a vincere.
Altri considerano i cittadini semplici spettatori di una politica pensata da un uomo solo a comando. Noi siamo orgogliosi di essere l’unica forza politica che fa della partecipazione degli iscritti e degli elettori la dimensione fondante della propria ispirazione politica e culturale.
A settembre i congressi di circolo e il 25 ottobre con le primarie saranno gli iscritti a scegliere il segretario nazionale e i segretari regionali.
Quella del congresso è l’occasione di una nuova e grande opportunità democratica e dovrà saper coinvolgere tutta la base nel dibattito e nella decisione sulle scelte.
Solo allargando la partecipazione si può tornare a vincere!
Partecipiamo quindi numerosi al Congresso ed estendiamo l’invito al più ampio numero di persone dentro e fuori il PD per riprendere le fila di un dialogo con il territorio e per ristabilire un legame di fiducia.
TI ASPETTIAMO AGLI APPUNTAMENTI DEL PD DI CESANO BOSCONE!
CARI SALUTI E A PRESTO.
Per la segreteria del Circolo PD di Cesano Boscone
Paola Piazza
gio
17
set
2009
L'alleanza trasversale che lavora al dopo Silvio - da Repubblica
Vignetta di Mauro Biani
di Massimo Giannini - C'E' chi sostiene che il dopo-Berlusconi abbia già un nome. Si chiamerebbe "governo di salvezza nazionale". Ci lavorano in parecchi, nell'ombra e a cielo aperto. Per offrire al Paese un'alternativa nel 2013, nel caso in cui questo governo riuscisse miracolosamente a superare le colonne d'Ercole del Lodo Alfano, delle elezioni regionali, dei nuovi guai giudiziari e dei vecchi vizi personali del premier. Oppure per tenersi pronti all'emergenza immediata, nel caso in cui la legislatura incappasse in un traumatico incidente di percorso. Ieri, per i corridoi di Palazzo Madama, Emma Bonino si sbilanciava con un collega: "Le possibilità che per qualche ragione il governo cada, a questo punto, sono al 50%...". Alte, com'è evidente. Per questo, tra maggioranza e opposizione capita di sentire personaggi autorevoli che dicono "bisogna creare un campo più vasto di forze", capaci di reggere l'urto di una crisi e di "mettere in sicurezza il Paese".
Chi c'è dietro questo disegno? Per capirlo, basta seguire la "catena" degli attacchi forsennati che il Cavaliere sta menando in queste ore. Nel centrodestra il primo "anello" è Gianfranco Fini. Il presidente della Camera è in costante movimento. Indicativo l'incontro di ieri sera con Rutelli, insieme a lui destinatario dell'offerta di Casini, lanciata agli stati generali dell'Udc di domenica scorsa, a "sapersi prendere per mano nella diversità e guardare al futuro del Paese".
Chi gli ha parlato, in questi giorni, lo descrive più determinato che mai a combattere la battaglia politica contro il premier, e quella giudiziaria contro il suo "Giornale". "Stavolta Gianfranco non arretrerà...", ripete da giorni l'amico e ministro Andrea Ronchi. Se rispondesse solo al suo istinto, dopo il killeraggio di Feltri se ne sarebbe già andato via dal Pdl. Ma capisce che, come la vecchia talpa, è ancora in quel campo che deve "ben scavare". E sta scavando. Ciascuno dei temi sui quali affonda il colpo è un potenziale destabilizzante, che mette in mora il Cavaliere e in sofferenza la Lega. "Il Secolo" lo spalleggia. "Farefuturo" non cede di un millimetro sui temi sensibili. Anche la lettera dei "50 riservisti" è servita allo scopo. Ha confermato che Fini è minoritario, dentro il Pdl. Ma ha dimostrato che è in campo, e che al momento opportuno le sue "divisioni" degli ex di An le possiede, e le può schierare.
Poi c'è Giulio Tremonti. Il ministro dell'Economia, fino a qualche tempo fa, era il "genio dei numeri". Ora, per il Cavaliere, è già diventato il "difficile genio". Una sfumatura, ma da il segno di un distacco, o quanto meno di un sospetto. Tremonti non fa nulla di visibile, per alimentarlo. Ma continua a scontentare tutti i colleghi ministri che battono cassa al Tesoro, e soprattutto accumula nuovo potere, attraverso le nomine pubbliche. Intanto accresce progressivamente la sua "caratura". E i suoi "vezzi cattedratici - come dice Giuliano Ferrara - non fanno ombra al suo rango politico sempre più alto". In questi mesi ha curato a fondo i rapporti con la Chiesa. E non ha mai smesso di dialogare con una parte dell'opposizione. L'intervista di due giorni fa al "Corriere della Sera" è indicativa: il ministro fa il "pacificatore", apre a Fini e propone una "tregua" non solo e non tanto al Pdl, ma al Pd "che uscirà dal congresso", offrendogli "un ruolo preminente" da "interlocutore responsabile".
E qui sta il terzo anello di questa catena. È Massimo D'Alema. Da anni viene additato (anche nel centrosinistra) come potenziale "inciucista". Ma da giorni l'ex ministro degli Esteri è a sua volta sotto il fuoco incrociato di "Libero" e del "Giornale", per i suoi incontri in barca con Tarantini. E l'altroieri sera, a "Porta a Porta", il Cavaliere è tornato a sparargli contro, con una violenza che non si ricordava da tempo. "Un vecchio comunista, che usa espressioni da vero stalinista". Un'uscita quasi a freddo. Che non si spiega se non in nome del "solito sospetto" complottista. Ma al di là delle ossessioni berlusconiane, è vero che D'Alema è tornato a tessere la sua tela. Non solo nel suo partito, con l'obiettivo di far vincere Bersani. Ma anche con l'intenzione di giocare la partita in "campo avverso".
Con Fini il rapporto è sempre più stretto. Due giorni fa si sono parlati a lungo, perfino della comune querela contro il "Giornale". Intanto "Italianieuropei" e "Farefuturo" preparano un grande convegno sull'immigrazione, in una città leghista come Asolo. Con Tremonti il rapporto non si è mai interrotto. Associato proprio dal ministro all'Aspen Institute come "membro autorevole", D'Alema ha parlato ieri sera, con lo stesso Tremonti, Sacconi, monsignor Ravasi e Riccardi, in una tavola rotonda a porte chiuse sul tema "Dalla verità al dono: il bene comune". Intanto i due preparano un grande convegno sul Mezzogiorno, nel quale discuteranno di quella "questione meridionale che oggi è più mai questione nazionale".
Il quarto anello si chiama Pierferdinando Casini. Il leader dell'Udc sta lottando per non farsi risucchiare dal Pdl, come vorrebbe la logica inesorabile del potere. La riscoperta della vena rivoluzionaria delle camice verdi di Bossi lo aiuta, come dimostra la risposta "dura e pura" che i centristi hanno dato domenica a Chianciano. Ma Casini ha bisogno di sponde. Il Pd gliela offre. Nella versione di D'Alema, sul solito schema del "centro-sinistra col trattino". I due ne parlano quasi quotidianamente. "Casini - continua a ripetere da tempo il Lider Maximo - è interessato a trovare una soluzione comune per la fuoriuscita dal berlusconismo, e nel lungo periodo è pronto a un accordo strategico se gli offriamo una riforma elettorale sul modello proporzionale alla tedesca".
Queste sarebbero le forze in campo per l'ipotetica "alternativa". Ma è un'alternativa credibile? Le incognite sono tante. La prima, ed è gigantesca, si chiama proprio Silvio Berlusconi. È stato legittimamente eletto dagli italiani. Conserva un indice di fiducia elevato. Chi e che cosa dovrebbe farlo cadere non è ancora chiaro. Certo, appare sempre più debole, irascibile, vulnerabile. La decisione della Consulta sul Lodo Alfano può essere esiziale, benché Feltri abbia scritto che se ne può approvare un altro in un amen. Ma perché dovrebbe uscire di scena, se il processo Mills pur ripartendo finirebbe quasi certamente con l'ennesima prescrizione?
La seconda incognita si chiama Giorgio Napolitano. Che farebbe il Capo dello Stato, se il Cavaliere volesse usare l'arma, potenziata dall'esplosivo leghista, delle elezioni anticipate? Chi gli ha parlato, in questi giorni, racconta di un presidente della Repubblica molto più preoccupato dei danni che il premier può fare qui ed ora, tra la "strategia della tensione" e l'uso dei dossier, l'avvelenamento dei pozzi della politica e il totale "sgoverno" del Paese. Come ha ammesso qualche giorno fa un commensale che sedeva con il presidente a cena, al Quirinale, "la lenta agonia del berlusconismo potrebbe assumere forme non lineari".
Ad ogni modo, se per qualche motivo Berlusconi cadesse, il "governo di salvezza nazionale" sarebbe un governo politico, non tecnico. Dunque no a ipotesi alla Mario Draghi, semmai un incarico proprio a Fini, terza carica dello Stato. C'è persino chi sostiene che sarebbe già scritto un programma: riforma del sistema politico, con abbattimento del numero di parlamentari, consiglieri regionali e comunali; riforma del Welfare, con radicale riforma dei contratti di lavoro sul modello Ichino-Boeri; riforma della spesa pubblica, con massicci tagli e dirottamento di risorse verso la scuola, la ricerca e l'innovazione.
Sembra fantapolitica. Forse lo è. Ma anche di questi scenari, sia pure costruiti a tavolino, si discute in questi giorni. Il Cavaliere lo sa. Anche per questo è nervoso, e a tratti furioso. Raccontano che D'Alema lo abbia detto a Fini, qualche giorno fa: "Il tuo premier, ormai, non è più nelle condizioni, politiche e psicologiche, per negoziare alcunché...". Ma se questo è vero, c'è da essere ancora più allarmati sui destini del Paese.



